Marielle Franco: Não è Não

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Il 27 luglio 1979 nasce a Rio de Janeiro, in una favela, Marielle Francisco da Silva, conosciuta principalmente come Marielle Franco, attivista, politica e sociologa. La sua è stata una vita dedicata alla difesa della comunità LGBTQ+, delle donne nere e degli abitanti delle favelas che da sempre si trovano in una situazione di emarginazione sociale, di discriminazione: situazioni che lei, in quanto donna, nera, non eterosessuale e nata in una favela brasiliana conosceva bene. 

Una vita intensa, una vita di lotta contro le ingiustizie, durata troppo poco. Nella notte tra il 14 e 15 marzo 2018, tornando a casa da una riunione di lavoro, è stata uccisa da due agenti di polizia, Ronnie Lessa ed Elcio Queiroz, arrestati poi nel 2019. Il mandante di questo omicidio, tuttavia, ancora non si conosce.

Ma per cosa lottava Marielle? 

Le favelas sono un luogo che viene da sempre narrato attraverso un’immagine stereotipata e negativa: criminalità organizzata, violenza, droghe. Sulla base di questa narrazione negli anni le politiche del governo verso le favelas sono state improntate ad azioni securitarie e di repressione attraverso lo schieramento massiccio di poliziotti armati pronti ad abusare del loro potere e ad uccidere qualsiasi giovane sospetto. Alla polizia inoltre si affiancano numerose organizzazioni criminali. Gli abitanti delle favelas si trovano quindi sempre più emarginati dalla  società, e senza via di uscita, costretti a una vita di disuguaglianze e terrore. Marielle, che più di tutti/e conosceva la realtà delle favelas brasiliane, cercava di dare una speranza, una ragione di vita a queste persone, condannando quei poliziotti che, abusando del loro potere, non proteggevano le persone, ma al contrario le calpestavano sempre di più. Una vera e propria guerra che contrapponeva, e tuttora contrappone, gli agenti di polizia, sostenuti e legittimati dallo Stato, alle bande criminali brasiliane, fortemente armate. Gli abitanti delle favelas si trovano quindi in mezzo a questa guerra, vittime degli agenti di polizia e delle organizzazioni criminali, sempre più abbandonati da uno Stato totalmente assente in questi ambiti. 

Marielle lottava anche per i diritti delle donne e della comunità LGBTQ+, discriminate da sempre senza alcuna distinzione praticamente ovunque. Discriminazione, emarginazione, violenza e abuso: è questa la realtà quotidiana che la comunità LGBTQ+ e le donne devono affrontare.

Emblema di questa sua battaglia è il tatuaggio nel braccio: “Não è Não”. Simbolo della contrapposizione alla cultura maschilista e patriarcale in cui le donne sono costrette a vivere, una cultura in cui No non vuol dire No, ma vuol dire Sì, una cultura in cui le donne non possono avere il diritto all’autodeterminazione. Marielle ha lottato affinché le donne potessero guadagnare il diritto di dire No: No all’abuso, No al patriarcato che ha come unico obiettivo quello di calpestare le donne, No alla violenza. 

Perché lottare per i diritti delle comunità emarginate, donne, persone nere, LGBTQ+, giovani delle favelas? 

Perché solo nel 2020 la polizia brasiliana ha ucciso 6.416 persone. Di queste 6.416 persone, il 79% era nera. I dati riguardanti la violenza contro le donne in Brasile sono ancora più terrificanti: uno stupro ogni 10 minuti e un omicidio ogni 2 ore.  Consapevole della situazione di queste comunità, Marielle sapeva di mettere a rischio la sua vita, ma in lei prevaleva il senso di giustizia contro le discriminazioni che facevano della sua lotta un progetto politico.

L’uccisione di Marielle Franco va ricordata, come simbolo di una classe governativa che prova in tutti i modi a sopprimere il dissenso, a sopprimere coloro che si battono per difendere i diritti umani di tutti e tutte. Hanno cercato di silenziare Marielle, ma non ce l’hanno fatta. Le sue idee e le sue battaglie non sono passate inosservate e, al contrario di quello che sperava chi ha voluto silenziarla, continueranno a vivere, più forti della violenza e dei soprusi, a dimostrazione del fatto che non c’è arma più potente della parola e del ricordo. Continueranno a vivere grazie anche alla compagna di Marielle, Mônica Teresa Benício, che ha deciso di raccogliere il testimone e continuare le sue battaglie, per dare un senso alla sua morte: “Il mio impegno verso la sua memoria, verso i sogni per il mondo che abbiamo condiviso, è ciò che mi fa andare avanti, anche se profondamente ferita dentro. Un impegno concordato quando ci siamo incrociate per la prima volta, consolidato nel primo sguardo. Impegno che mi ha fatto rassegnare il lutto nella lotta e dedicare la mia vita alla trasformazione della realtà che ce l’ha portata via”. 

È per questo che è più importante celebrare la sua vita, celebrare ciò che è riuscita a fare in 39 anni di vita. Di Marielle Franco dobbiamo celebrare il coraggio, la forza, ma soprattutto la passione con cui si batteva ogni giorno affinché le persone più discriminate della società potessero avere pari diritti. 

È pericoloso essere un’attivista per i diritti umani, i difensori e le difensore dei diritti umani come Marielle spesso vengono considerati delle minacce, delle persone scomode per chi detiene il potere.  Tuttavia, in questo mondo pieno di violenza, di discriminazione, di soprusi, abbiamo bisogno di più Marielle Franco, abbiamo bisogno di più persone che dedichino la loro vita alla difesa di chi viene emarginato e marginalizzato.


Il Centro Veneto Progetti Donna ha aperto lo sportello Marielle, a cui si possono rivolgere tutte le giovani donne che subiscono o hanno subito violenza. Lo sportello si intitola Marielle proprio per l’importanza che ha ricoperto nella lotta contro la violenza sulle donne, contro la discriminazione di genere, ma soprattutto per le sue battaglie in favore del diritto all’autodeterminazione di ogni donna.

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