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TITOLO NEWS

Siamo alla fine dell’anno e non passa giorno senza che ci sia una notizia che riguarda una donna che ha subito o che subisce violenza. Per non parlare dei femminicidi.

Il 2013 per il Centro Antiviolenza di Padova è stato sicuramente un anno particolare. Fin dai primi giorni abbiamo notato che le richieste di aiuto stavano aumentando enormemente. Abbiamo infatti avuto un incremento rispetto all’anno scorso (2012) di circa il 90%.

Per noi, che lavoriamo da vent’anni per sostenere e accompagnare le donne fuori dalla violenza, è un dato positivo, perché significa che sempre più donne chiedono aiuto ed escono dal silenzio. Quel silenzio che, secondo i dati Istat del 2006, riguarda il 93% delle donne che vivono in situazioni di violenza.

Tuttavia ci troviamo ancora di fronte a casi in cui anche le donne che denunciano le violenze non trovano la giusta protezione e vivono continuamente nella paura e nel pericolo di subire ancora angherie e soprusi. A volte non vengono credute, capita poi che molto spesso i decreti di allontanamento non vengono rispettati e nonostante le varie denunce poco viene fatto per impedire all’uomo di avvicinarsi alla vittima. A volte quest’ultima è costretta a cambiare casa e nel peggiore dei casi città, subendo così una nuova violenza.

Tra le novità del 2013, è stata fondamentale l’apertura della Casa di Fuga del Comune di Padova, dove in soli otto mesi di attività, hanno potuto trovare accoglienza quattro donne con sei figli minori. Donne che fuggivano da mariti violenti e che si trovavano in pericolo di vita.

Dei passi in avanti sono stati fatti anche dal punto di vista legislativo. A partire dalla Legge regionale, in Veneto, che rimaneva una delle ultime Regioni a non avere una legge sulla violenza contro le donne, fino ad arrivare al Decreto contro il Femminicidio del Governo.

Sicuramente entrambe le norme hanno favorito una presa di coscienza sul fenomeno, che non poteva più essere procrastinata. Inoltre, con il Decreto sono state introdotte nuove pene e provvedimenti per chi commette il reato di maltrattamenti in famiglia, garantendo una maggior tutela alle donne.

Per questo riteniamo importante continuare a lavorare per creare progetti che rafforzino l'autonomia delle vittime, la formazione adeguata degli operatori che entrano in contatto con situazioni di violenza, i protocolli di intervento delle forze dell'ordine, pronto soccorso, servizi sociali, omogenei su tutto il territorio nazionale, il sostegno e finanziamento ai centri, la sensibilizzazione del fenomeno ed interventi educativi nelle scuole.

Azioni per affrontare in maniera globale un fenomeno che è anche culturale.

 

 

 

 

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