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APPELLO ALL'ITALIA "NORMALE"

dove c'è ancora chi si indigna

Noi pensiamo che il nostro Paese non sia quello che il Presidente del Consiglio ci racconta. Non tutte le ragazze farebbero la fila davanti ad Arcore per il bunga-bunga, non tutti gli uomini, i fratelli, i padri sarebbero contenti di vedere la propria figlia o sorella prostituirsi per aver successo, non tutti direbbero: "magari, fosse lei la fidanzata di Berlusconi".

Noi pensiamo che c'è un'Italia della gente normale che pensa che fare la escort non è una carriera invidiabile e che le prostitute spesso sono donne  maltrattate e schiave del crimine internazionale. E chi viene beccato con una prostituta non se ne vanta, e subisce lo stigma sociale.

L'Italia della gente normale non considera un valore il machismo che riempie da anni le  televisioni, e  fa della donna un mero oggetto sessuale e dell'uomo un servo delle proprie pulsioni.
Nell'Italia della gente normale se vai con una minorenne sei un pedofilo e se sei minorenne e ti fermano per furto nessun Presidente chiama la questura per tirarti fuori.

Pensiamo che non è vero che per avere un lavoro devi per forza avere "buoni contatti"o, in alternativa devi vendere il tuo corpo al miglior offerente.

Non vogliamo che sia la nostra disponibilità sessuale a decidere della nostra carriera, ma piuttosto il nostro voto di laurea,  la cultura, la formazione che abbiamo ricevuto, la nostra intelligenza e voglia di fare.
Non vogliamo vivere in un paese in cui uomini e donne si vendono al cliente più facoltoso e potente, sia esso Silvio Berlusconi o qualsiasi altro "utilizzatore finale".
Non vogliamo dover "essere a disposizione" di nessuno per essere felici.

Nell'Italia della gente normale per fortuna c'è ancora chi si stupisce di quello che sta accadendo ed ha il coraggio di alzare la voce e dire basta.

Noi vogliamo che la politica, l'Università, le istituzioni, la scuola, la società civile, sappiano dare alle donne, ai giovani, ai precari, ai disoccupati, agli studenti un'alternativa, un'altra possibilità rispetto alla prostituzione collettiva.

E' condivisibile una battaglia per questo diritto alla normalità?

Facciamoci sentire non restiamo indifferenti.