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TITOLO NEWS

Ecco il documento con le richieste consegnate alla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi in occasione dell’incontro sui diritti civili e contro la violenza sulle donne al quale abbiamo partecipato il 9 settembre scorso a Padova.  

 

SINTESI DELL’INCONTRO DEL 4 SETTEMBRE 2017 

AL CENTRO ANTIVIOLENZA DI PADOVA 

CON L’ONOREVOLE GESSICA ROSTELLATO

 

La violenza maschile sulle donne, nelle sue varie forme (fisica, psicologica ed economica) è un fenomeno complesso, strutturale e non emergenziale nella nostra società, che investe problematiche culturali, sociali, psicologiche e relazionali che rimangono in gran parte sommerse, lontane dallo sguardo dell'osservatore. È inoltre un fenomeno che fa fatica ad emergere, infatti le donne coinvolte in relazioni violente, spesso non denunciano le violenze subite e se possono non si rivolgono nemmeno al medico o al pronto soccorso, né tanto meno alle forze dell'ordine.

Ci rendiamo conto che le leggi e le campagne di informazione non sono sufficienti a spingere le donne a uscire dal silenzio e dalla violenza, ma che a queste donne dobbiamo dare la certezza di sistemi di intervento che siano in grado di fornire concretamente protezione, tutela e sostegno per l'autonomia.

Troppo spesso infatti le donne che decidono di uscire dalla violenza si trovano ad affrontare dei veri e propri percorsi ad ostacoli, comunque perdenti, sul piano economico e più in generale in molti altri ambiti: la casa, il lavoro, la custodia dei figli da organizzare, le relazioni con gli autori delle violenze che, se ci sono figli, mantengono diritti di difficile gestione, i percorsi giudiziari e i provvedimenti di protezione che hanno tempi che non si conciliano con i tempi della vita delle persone.

I principi che sono alla base delle normative internazionali e nazionali per il riconoscimento e la piena attuazione dei diritti delle donne, non devono essere vanificati da meccanismi, procedure e tempistiche che non tengono conto della vita delle persone, delle donne, dei loro figli che, anche in situazioni così estreme, devono poter continuare (o iniziare) ad avere una vita normale, anche quando non c'è alternativa alla casa di fuga.

Le donne vittime di violenza che devono rifarsi una vita dopo aver denunciato la violenza spesso sono disoccupate/inoccupate o comunque anche se sono occupate possono esserci casi in cui per la donna è troppo pericoloso uscire per andare al lavoro o magari perdono il lavoro proprio perché i datori di lavoro si spaventano della situazione e dell’uomo violento che si presenta sul posto di lavoro.

Spesso quindi bisogna farsi carico completamente di queste donne, che qualche volta arrivano al centro antiviolenza senza vestiti per loro o per i loro figli e senza soldi. A volte i centri antiviolenza devono farsi carico anche delle rette scolastiche dei bambini, di fornire vestiario, i soldi per i biglietti dell’autobus, perché magari gli assistenti sociali pagano solo le bollette ma non si fanno carico di altre spese. 

Nel confronto con l’Onorevole Gessica Rostellato, che ha visitato il nostro Centro di Padova, pur consapevoli che le tematiche sarebbero più ampie e multilivello (procedure e protocolli condivisi tra le diverse agenzie, istituzioni che compongono la rete di contrasto alla violenza sulle donne, tempi rapidi di applicazione dei provvedimenti, ecc.) abbiamo focalizzato alcuni bisogni e priorità e individuato alcune azioni che riteniamo fondamentali per rendere reali e praticabili i percorsi di uscita dalla violenza:

  • lavoro, prevedere un servizio specifico per i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro per aiutare le donne ad essere inserite nel mondo del lavoro, essere formate (perché molte di loro non hanno mai lavorato) e trovare una occupazione che permetta loro di poter gestire i figli e di conciliare i tempi di vita e di lavoro trattandosi di donne sole. I percorsi devono tenere in considerazione il vissuto di violenza e le necessità della donna. (Potrebbe essere un’idea creare un “assegno di ricollocazione” ad hoc magari maggiormente premiato per i servizi per l’impiego)
  • alloggio, creare corsie preferenziali per l’assegnazione degli alloggi popolari alle donne vittime di violenza che devono lasciare la casa familiare con i loro figli;
  • sostegno al reddito, prevedere un reddito minimo per 2 o 3 anni per le donne che non sono in grado di mantenersi o hanno lavori saltuari, magari rapportando tale reddito al fatto che si tratti di donna sola o con figli in modo che la stessa possa garantirsi una vita dignitosa nel primo periodo in cui si trova fuori casa
  • genitorialità e minori 
    • sostenere la conciliazione dei tempi del lavoro e della cura dei figli, prevedendo esenzioni o agevolazioni per le rette sugli asili nido, scuole materne, tasse scolastiche ludoteche, doposcuola, centri estivi ecc. 
    • quando i bambini sono inseriti nella casa di fuga con la madre spesso sono costretti a non andare a scuola per mesi perché si rimane in attesa dell’autorizzazione del padre al cambio della scuola che spesso non arriva o viene negata: sarebbe auspicabile prevedere che in casi di violenza da parte del padre non fosse necessaria la sua autorizzazione per il cambio della scuola del bambino in modo da evitare l’assenza prolungata dalla scuola 
    • applicazione immediata del disegno di legge per forme di tutela per gli orfani di femminicidio
  • protezione e accoglienza in emergenza: non é prevista né finanziata al momento l’accoglienza delle donne in emergenza ed è sostenuta dai centri antiviolenza con fondi propri. E’ necessario prevedere un sistema di pronta accoglienza in emergenza, per brevi periodi, in strutture ad hoc, finché non sia stato possibile valutare la situazione e l’inserimento in casa di fuga
  • salute, sostenendo attivamente le opportunità di accesso ai servizi socio-sanitari, accompagnamento ai servizi e gratuità di tutte le prestazioni per problemi di violenza come previsto dalla legge ma non sempre applicato; 
  • sostenere concretamente i Centri antiviolenza con finanziamenti certi, calendarizzati su base triennale e diretti.

 

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