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TITOLO NEWS

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Anche quest’anno l’8 marzo saremo in piazza per denunciare le continue violenze contro le donne e l’attacco ai diritti conquistati in anni di lotte femministe e femminili.

Le violenze maschili, consumate dentro le mura domestiche, continuano ad essere un fenomeno quotidiano che, nonostante i grandi proclami dei nostri governanti, non accenna diminuire e non viene seriamente preso in considerazione dalle Istituzioni preposte.

Maschilismo e patriarcato permeano le aule dei tribunali quando dimezzano le pene per femminicidio, riducendo così un crimine gravissimo ad un’azione determinata da una ‘tempesta emotiva’, come nell’ultima sentenza del tribunale di Bologna. O ancora, quando le donne non vengono credute e anzi ritenute responsabili della violenza: perché troppo svestite, troppo ammiccanti, troppo determinate nel rifiutare la relazione, troppo ambivalenti.

Troppo libere diremmo noi. Troppo.

Non possiamo tollerare gli attacchi di proposte di legge che entrano a gamba tesa nelle relazioni intime come il DDL Pillon per cui abbiamo manifestato il 10 novembre scorso in tantissime piazze in tutta Italia. Come pure le disposizioni discriminatorie e inumane del cosiddetto Decreto Sicurezza che impattano in maniera sproporzionata sulle vite delle donne migranti.

Non possiamo accettare che una legge, la 194, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza, venga ancora messa in discussione e che siano gli uomini a decidere sul nostro corpo quello che possiamo o non possiamo fare.

Non accettiamo che si parli di riaprire le ‘case chiuse’ quando sappiamo che lo sfruttamento sessuale e la tratta delle persone vede coinvolte quasi esclusivamente le donne, a migliaia, moltissime minorenni. In un business che ha un mercato essenzialmente maschile. 

Rivendichiamo il nostro diritto a poter accedere alle stesse condizioni degli uomini alle carriere professionali e sportive, e a parità di mansioni vogliamo lo stesso salario degli uomini.

Vogliamo poter vivere sicure e in pace nei luoghi di lavoro, senza la paura di essere molestate verbalmente e fisicamente.

Vogliamo un’equa ripartizione del lavoro di cura, ancora troppo stereotipato e a danno delle donne, perché siamo convinte del ruolo positivo che il maschile può apportare in questo ambito. 

Seconde a nessuno è quindi il nostro grido per l’8 marzo per rivendicare che i nostri diritti e le nostre libertà non possono essere messe in discussione. Noi ci siamo e ci saremo sempre, con i nostri corpi, le nostre voci e le voci delle 1016 donne che abbiamo accolto nel 2018.

Per questo parteciperemo alla mobilitazione in città di Non Una di Meno e saremo per tutto il giorno sul Liston con un punto informativo, dove porteremo le storie delle donne che sosteniamo.