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violenza assistita

 

Le 878 donne che nel 2016 hanno chiesto aiuto al Centro antiviolenza della Provincia di Padova sono in maggioranza donne sotto i cinquant'anni, molte di esse subiscono violenza da parte del partner all'interno di una relazione stabile, molte di esse sono madri di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che per tutta la loro infanzia e adolescenza vivono l'esperienza quotidiana della violenza. Sono 645 i minori presenti in questi nuclei e 198 di essi in situazioni gravi o molto gravi, con  accessi al pronto soccorso e/o denunce. 

La violenza sulle donne, e in particolare la violenza domestica, in ampia percentuale riguarda donne con figli minori e pertanto, a partire dalle prime fasi della gravidanza, ha pesanti ricadute sulla  salute psico-fisica e la vita stessa sia delle madri sia dei figli.

La letteratura scientifica ha ampiamente documentato come l'esposizione alla violenza agita sulle figure di riferimento, in particolare la madre, provochi danni gravi e permanenti nei bambini. Tali esperienze precoci e l'esposizione a situazioni di stress e di paura per la propria incolumità e per quella della madre vanno infatti ad intaccare le basi stesse della loro crescita e sicurezza emotiva.

Inoltre la condizione di impotenza e di mancanza di controllo sulla propria vita che il  maltrattamento continuato nel tempo produce nelle madri, può inibire la capacità di accudimento e di attenzione ai bisogni dei figli arrivando a intaccare anche gli aspetti della genitorialità.

Abbiamo maturato in questi anni una lunga esperienza su entrambi i fronti, quello delle donne vittime di violenza e quello dei minori vittime di violenza assistita, esperienza che si è ulteriormente ampliata e approfondita quando abbiamo iniziato ad accogliere le donne e i loro figli minori nelle case di accoglienza. L'esperienza nelle case è stata fondamentale per comprendere pienamente cosa significhi per le donne e per i loro figli lasciare la propria casa, le proprie cose, i vestiti,  i documenti, i quaderni dei bambini, i libri di scuola, i giochi, gli amici e affrontare un futuro pieno di incognite.

In particolare, i bambini, le bambine e gli adolescenti, che sono stati a lungo testimoni impotenti della violenza, devono poi affrontare cambiamenti che stravolgono la loro vita e le loro relazioni.

Rispetto al riconoscimento e all’intervento nei casi di violenza assistita riportiamo di seguito le indicazioni contenute nelle linee guida del Cismai e le raccomandazioni della Convenzione di Istanbul.

 

La violenza assistita 

Il riconoscimento della violenza assistita come grave forma di maltrattamento nei confronti dei minori, è acquisizione recente nel nostro Paese.

Nei primi anni del 2000 l'impegno del CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia - associazione pluridisciplinare nata nel 1993 in cui confluiscono più di 60 Centri e servizi pubblici e del privato sociale e professionisti impegnati in interventi di protezione e cura di minori maltrattati e delle loro famiglie), e dei Centri Antiviolenza mettono in rilievo tale emergenza.

Nella definizione del CISMAI per violenza assistita da minori in ambito familiare, “si intende il  fare esperienza da parte del bambino di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulte e minori...sia direttamente, quando questi avvengono nel suo campo percettivo e/o indirettamente, quando il minore ne è a conoscenza.”

Solo nel 2013, però, sulla spinta dei dettami della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti della donna e la violenza domestica - Istanbul 11 maggio 2011, viene introdotto nel nostro codice penale, quale circostanza aggravante del reato di maltrattamenti in famiglia, “l'aver commesso il fatto in presenza o in danno di un minore”.

Pertanto, come raccomandato nella Convenzione di Istanbul, si ha violenza assistita non solo se il minore assiste direttamente alle violenze e quindi vede le violenze fisiche, gli insulti e le minacce,  le sofferenze subite dal genitore, ma anche se egli ne fa esperienza attraverso la percezione dei suoi effetti.

 

Linee guida CISMAI 

La prima e fondamentale raccomandazione contenuta nel documento Requisiti minimi dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, approvato all’unanimità dall’Assemblea dei Soci CISMAI in data 15 ottobre 2005, nell'impostazione degli interventi a favore dei bambini vittime di violenza assistita da maltrattamento sulle madri, riguarda la necessità di porre fine alla violenza come prima azione di tutela anche dei figli.

Proteggere i bambini e le bambine vittime di violenza assistita significa “in primo luogo interrompere la violenza nei confronti del genitore che la subisce”. Mettere in sicurezza le madri vittime di violenza e i loro figli è dunque indicato come un prerequisito fondamentale per approfondimenti valutativi e la progettazione e l’attuazione di interventi riparativi.

 

Le raccomandazioni della Convenzione di Istanbul

Rispetto alla tutela dei minori coinvolti nelle violenze intra-familiari, la Convenzione di Istanbul richiama ai seguenti comportamenti:

  • Le Parti adottano misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che, al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, siano presi in considerazione gli episodi di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione.
  • Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che l'esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini.
  • Possono adottare misure quali: la privazione della patria potestà, se l’interesse superiore del bambino, che può comprendere la sicurezza della vittima, non può essere garantito in nessun altro modo.
  • Un bambino vittima e testimone di violenza contro le donne e di violenza domestica, deve, se necessario, usufruire di misure di protezione specifiche, che prendano in considerazione il suo interesse superiore.

 

Le prassi operative del nostro territorio di competenza nei casi di violenza assistita

A partire dal 2003, anno in cui è stata firmata la prima Convenzione per l’erogazione di prestazioni a favore di donne, minori, e famiglie in difficoltà residenti nel territorio dell’Azienda Ulss n. 16 di Padova, e, in seguito, con la sottoscrizione di successive convenzioni e protocolli operativi con Ulss e Comuni della Provincia di Padova, le psicologhe operatrici del Centro Antiviolenza sono a pieno titolo coinvolte nella Rete dei Servizi che operano per il contrasto alla violenza sulle donne. In particolare prendono parte alle Unità Valutative Distrettuali che sono il luogo della presa in carico dei casi di tutela minorile.

Il particolare punto di osservazione che le operatrici del Centro antiviolenza hanno assunto affiancando nel lavoro di Rete operatori degli altri Servizi, ci spinge ad alcune riflessioni sulle modalità e le prassi che vengono messe in campo nei casi di violenza assistita. I presupposti su cui inizia la valutazione del caso sono:

  • Il benessere e la tutela del minore sono responsabilità di entrambi i genitori;
  • Si cerca di lavorare il più possibile in consensualità secondo il principio di beneficità;
  • Rispetto alla valutazione delle capacità genitoriali, l'oggetto della valutazione è in prima battuta la coppia genitoriale.

Gli obiettivi che gli operatori si pongono sono:

  • Garantire il benessere del minore;
  • Trovare e offrire strumenti specifici per favorire un accordo fra i genitori per il bene dei figli.

In alcune situazioni abbiamo rilevato che i servizi di tutela, per mantenere una prospettiva di neutralità, tendono a porre i genitori sullo stesso piano mettendo la violenza e le situazioni di maltrattamento alla madre fuori dal campo di osservazione e dall'oggetto di analisi.

Dall'osservazione di molti percorsi e dal confronto continuo con operatori dei diversi servizi, abbiamo maturato la convinzione che sia necessario ripensare le modalità degli interventi di tutela nei casi di violenza assistita da minore. Pensiamo sia necessario cioè mettere maggiormente a fuoco la situazione di violenza di cui sono vittime i figli e le madri e mettere a punto modalità operative che non neghino la violenza, ma che, come indicato dalla Convenzione di Istanbul, mettano al centro dell'intervento, come priorità, l'esigenza di protezione della madre e dei minori. In alcuni  casi, questo può richiedere di assumersi la responsabilità di limitare, almeno temporaneamente, le esigenze dell'altro genitore.

Rileviamo come in molti casi i percorsi di protezione siano resi difficili o inefficaci per l'impossibilità di prendere decisioni non condivise dal padre, come cambiare scuola per esigenze di protezione della madre o dei figli o fare accertamenti medico-diagnostici.

È importante mettere il benessere dei minori realmente al centro di tutti gli interventi, a partire dai bisogni primari e dai diritti fondamentali. Troppo spesso nelle situazioni di violenza nei confronti delle madri, il padre si sottrae al dovere di sostenere economicamente i figli. Le donne che escono  di casa per sottrarsi alla violenza del partner spesso sono donne in situazione di povertà estrema, che, in alcuni casi, perdono la casa e il reddito, così come i loro figli.

Vogliamo inoltre porre l'attenzione sulla valutazione delle capacità genitoriali delle madri vittime di violenza. Le donne che hanno subito violenza dal partner sono donne traumatizzate, con esiti pesanti a livello sia fisico sia psicologico. I danni della violenza possono intaccare anche la sfera della genitorialità e inibire la capacità di protezione dei figli, per questo il supporto a queste madri deve essere forte e andare nella direzione di un recupero delle capacità genitoriali.

Anche in questo caso porre al centro della valutazione la situazione di vittimizzazione consente di avere una prospettiva più corretta in quanto permette di distinguere le situazioni in cui vi è conflitto relazionale, anche grave, che però riguardano due soggetti che si confrontano ad armi pari, dalle situazioni di violenza in cui una parte subisce il potere e il controllo dell'altra parte.

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