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TITOLO NEWS

NONUNADIMENO 

UNITE VERSO IL 26 NOVEMBRE 2016 

#NONUNADIMENO

 

Siamo le donne che operano nei Centri Antiviolenza del Coordinamento Veneto IRIS, da circa 30 anni combattiamo perché la violenza maschile sulle donne non sia ritenuta un fatto normale.

 

Nei nostri Centri in questi anni abbiamo ascoltato migliaia di donne.

 

Storie di mogli, compagne, sorelle, madri, nonne, lavoratrici, casalinghe, laureate, diplomate, donne ricche e donne povere, storie di botte, soprusi, discriminazioni, violazioni dei diritti fondamentali. Abbiamo capito che ognuna di queste storie può essere la storia di ogni donna. 

 

Il nostro impegno è costruire con ognuna di queste donne una via d’uscita possibile.

 

Oggi aderiamo alla manifestazione nazionale NON UNA DI MENO perché pensiamo sia dovere di ciascuna e di ciascuno mantenere alta l’attenzione su questa piaga dell’umanità, la violenza maschile sulle donne, espressione di un’antica cultura patriarcale che pone uomini e donne in ruoli vincolanti e diseguali all’interno della famiglia e della società.

 

Siamo convinte che, sebbene negli ultimi decenni molti passi in avanti siano stati fatti in tema di pari opportunità e uguaglianza, le donne in quanto donne subiscano ancora gravi e numerose discriminazioni.

 

Per questo motivo pensiamo sia fondamentale porre all’attenzione dell’opinione pubblica quelle che sono le maggiori problematiche e gli ostacoli che quotidianamente i Centri Antiviolenza devono affrontare nella loro azione di supporto alle donne che chiedono aiuto.

 

Crediamo di non poter affrontare questa battaglia da sole, crediamo nella voce delle persone, e crediamo che solo insieme, Istituzioni e società civile, possano contrastare efficacemente questo fenomeno che nel silenzio e la sofferenza delle vittime trova la sua forza.

 

 

 

IL PROGETTO  

 

INFORMARE e FORMARE

 In primo luogo pensiamo sia fondamentale conoscere e riconoscere la violenza nelle relazioni intime. Consapevoli di trattare un fenomeno tanto complesso quanto diffuso riteniamo che sia necessario informare le persone, le comunità, quanti hanno ruoli di potere e di rappresentanza nella società civile, e formare adeguatamente quanti si trovano, a vario titolo, ad affrontarlo.

 

PREVENIRE

 

Siamo convinte che la parola chiave per la messa al bando di questo fenomeno debba essere: prevenzione. La prevenzione è il primo e il più efficace strumento per contrastare la violenza sulle donne e per creare una coscienza collettiva responsabile. Prevenzione vuol dire partire da quelle che sono considerate le cause della violenza sulle donne, in primo luogo gli stereotipi che ingabbiano uomini e donne in ruoli e relazioni predefiniti e da cui è difficile uscire

 

SOSTENERE I CENTRI ANTIVIOLENZA

 

I Centri Antiviolenza sono luoghi che per primi, a partire dalla loro nascita negli anni 80 e 90, hanno ascoltato le storie di violenza delle donne. Donne che uscivano dalle mura domestiche ed entravano a far parte di un racconto collettivo in cui si delineavano diversi aspetti comuni (violenze ripetute, rapporto di potere dell’uomo sulla donna, presenza di figli). Ben presto i Centri maturarono la consapevolezza che non si trattava di episodi singoli e senza legame, ma di un fenomeno strutturale nella società. Solo negli anni successivi, attraverso le Conferenze internazionali e i primi studi statistici, si ebbe la conferma: 1 donna su 3 in Italia e nel mondo è o è stata vittima di violenza ad opera di un partner o ex partner.

 

A partire dalla consapevolezza di quale è stato il ruolo fondamentale dei Centri, dobbiamo pretendere che essi siano riconosciuti come luoghi fondamentali per un valido sistema di protezione delle donne vittime di violenza e dei loro figli. Questo diritto se lo sono conquistato in anni di presenza caparbia, di denunce inascoltate e impegno silenzioso, in forza del sapere acquisito e di una metodologia che è stata costruita sul campo, efficace e concreta, basata prima di tutto su una relazione forte tra donne.

 

Questo doveroso riconoscimento passa anche attraverso l’erogazione di finanziamenti diretti ai Centri, certi, calendarizzati e strutturati che rispondano agli effettivi bisogni del territorio e non siano soggetti ai cambiamenti negli orientamenti politici delle amministrazioni locali e nazionali.

 

 

 PROTEGGERE LE DONNE E I LORO FIGLI  

  

Dobbiamo pretendere per tutte le donne uguali possibilità di accedere ad un sistema di protezione e contrasto della violenza, indipendentemente dal territorio in cui vivono. 

La parola d’ordine deve essere protezione immediata e costante, distribuzione capillare e uniforme di servizi utili, adeguati, facilmente raggiungibili e fruibili. 

Fondamentale è l’attivazione di un servizio di accoglienza in emergenza, che preveda una sistemazione immediata per quelle donne che devono uscire da casa o non vi possano tornare a rischio della vita.

Fondamentale inoltre il sistema di Case rifugio dove le donne e i loro figli possono essere protette e iniziare un percorso per riprendersi la vita e tornare ad un’esistenza il più possibile normale e serena.

Tutti questi servizi devono essere a disposizione di tutte le donne a prescindere dalla loro nazionalità, residenza e condizione.

L'uscita dalla violenza e la protezione non sono percorsi standardizzati o istituzionalizzati ma progetti ad hoc pensati nel rispetto dell'unicità della storia della donna, dei suoi desideri e dei suoi tempi.

 

SOSTENERE POLITICHE DI WELFARE E DI EMPOWERMENT  

 

La crisi moderna ha scoperchiato il vaso di pandora di un percorso di emancipazione delle donne che però non le ha realmente tutelate e affrancate dalle diseguaglianze né tantomeno le ha protette dalla violenza maschile. A questo percorso infatti non ha corrisposto un adeguamento delle politiche e del welfare che sia di sostegno alla libertà effettiva delle donne.

In una crisi che ha travolto economia e costumi è la donna che vive maggiori difficoltà. È la donna più colpita dalla nuova povertà tanto che si parla di “povertà femminile”. Le donne si trovano dunque in una posizione ambigua, che concede un’apparente libertà di scelta e di movimento lavorativo ma, allo stesso tempo le nasconde in una solitudine di discriminazioni non sempre riconoscibili. Infatti, se da un lato è vero che molte più donne raggiungono alti livelli di istruzione rispetto al passato, è comunque sempre facile rimanere segregate in quei lavori da “colletti rosa” a basso reddito nei settori dei servizi o della cura, tipicamente femminili.

 

Chiediamo alla Politica un impegno forte per attuare programmi e politiche che favoriscano il mainstreaming di genere e l’empowerment economico delle donne.

Chiediamo quindi a tutte e a tutti che questo 26 novembre sia una pietra miliare per ampliare e creare nuovi spazi di impegno sociale e politico, di riflessione, di pratica quotidiana e di denuncia per il superamento della violenza sulle donne.

 

 

 

 

 

Coordinamento Iris Belluno Donna – Belluno

 

Centro Veneto Progetti Donna Auser – Padova Telefono Rosa – Verona

 

Telefono Rosa – Treviso Cooperative Iside – Mestre

 

Centro antiviolenza del Polesine – Rovigo Spazio Donna – Bassano

 

Donna chiama Donna – Vicenza