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University Women of Europe
(UWE), associazione impegnata a livello europeo per i diritti delle donne, ha depositato un reclamo collettivo contro l'Italia dinanzi al Comitato europeo per i diritti sociali.

Il reclamo concerne la presunta violazione delle disposizioni della Carta sociale europea (riveduta) in materia di eguaglianza effettiva ed equa retribuzione tra uomo e donna. Più nel dettaglio, le disposizioni invocate sono l'articolo 1 sul diritto al lavoro, l'articolo 4(3) sul diritto ad un'equa retribuzione, l'articolo 20 sul diritto alla parità di opportunità e di trattamento in materia di lavoro e di professione senza discriminazioni sulla base del sesso, tutte in combinato con l'art. E sul divieto di discriminazione.

Secondo l'associazione che ha presentato il ricorso, l'Italia non rispetta il principio di parità di retribuzione tra uomini e donne per lavoro uguale, simile o di paragonabile valore.

Contestualmente al reclamo nei confronti dell'Italia (n. 133/2016), UWE ha presentato identici reclami nei confronti di altri 14 Paesi: Svezia, Slovenia, Portogallo, Norvegia, Paesi Bassi, Irlanda, Grecia, Francia, Finlandia, Repubblica Ceca, Cipro, Croazia, Bulgaria e Belgio.

Tutti i reclami verranno ora esaminati dal Comitato europeo per i diritti sociali, composto da 14 esperti indipendenti con il compito di determinare se la normativa e la pratica degli Stati parte sia in conformità con le norme della Carta sociale europea. Per prima cosa il Comitato dovrà accertarne l'ammissibilità, mentre solo in un secondo momento verrà condotto un esame nel merito.

L'Italia ha ratificato la Carta sociale europea nel 1965 e la Carta sociale europea riveduta nel 1999. Il Protocollo addizionale su un sistema di reclamo collettivo è stato invece ratificato nel 1997.

Immagine: Council of Europe