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ModificheT.U.giornalisti

 

Vogliamo guardare con speranza all’anno appena iniziato: dal 1º gennaio 2021 il “rispetto per le differenze di genere” è legge.

A partire da questa data, infatti, sono entrate in vigore le modifiche apportate al “Testo unico dei doveri del giornalista”, approvate all'unanimità dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti il 19 novembre scorso. In particolare, è stato introdotto il seguente articolo:

Art. 5 - bis

Rispetto delle differenze di genere

Nei casi di femminicidio, violenza, molestie, discriminazioni e fatti di cronaca, che coinvolgono aspetti legati all’orientamento e all’identità sessuale, il giornalista:

a) presta attenzione a evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona;

b) si attiene a un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole. Si attiene all’essenzialità della notizia e alla continenza. Presta attenzione a non alimentare la spettacolarizzazione della violenza. Non usa espressioni, termini e immagini che sminuiscano la gravità del fatto commesso;

c) assicura, valutato l’interesse pubblico alla notizia, una narrazione rispettosa anche dei familiari delle persone coinvolte.

Ebbene sì, questi comportamenti che appaiono ovvi e intrinseci alla deontologia dei/lle professionisti/e dell’informazione hanno necessitato di una formulazione prescrittiva, e per giunta conquistata a fatica. 

Tali indicazioni sono l’esito di una lunga e impegnata lotta portata avanti da giornaliste e giornalisti che già nel 2017 con il “Manifesto di Venezia” si erano impegnate/i “per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali, giuridiche”.

Ma, come sappiamo fin troppo bene, la diffusa adesione spontanea a tale Carta non ha esonerato i/le lettori/trici da narrazioni tossiche, lesive della dignità delle donne.  

Abbandonare termini quali “raptus”, “gelosia”, “delitto passionale” e resistere alla tentazione di trovare una rassicurante giustificazione alla violenza contro le donne richiede la fatica di riconoscere le profonde radici culturali di questo fenomeno. E implica lo sforzo di cambiare quella cultura patriarcale in cui tutti e tutte siamo immersi/e. 

È per questo motivo che il radicale processo trasformativo della società ha bisogno del contributo di ciascuno e ciascuna di noi.

A prescindere dalle sanzioni previste per chi non segue queste indicazioni, pensiamo che l’antidoto ad una narrazione tossica sia la formazione dei giornalisti e delle giornaliste, insieme anche all’azione proattiva della cittadinanza, che sempre più frequentemente esce dall’inerzia, segnalando sessismi e discriminazioni ormai intollerabili e ispirandoci la fiducia che un mondo libero dalla violenza è possibile.