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Accanto all’istituto del parto in anonimato vi è un altro dispositivo ancora poco noto, eppure di origine antica: le Culle per la vita. 

Esse offrono anche alle donne che non hanno potuto o voluto partorire in una struttura ospedaliera la possibilità di tutelare la propria privacy e mettere al sicuro il/la neonato/a, senza alcuna violazione della legge.

A partire dagli anni Novanta hanno cominciato a diffondersi in tutto il territorio nazionale, seppur in modo non omogeneo. Oggi sono circa 50 le Culle in Italia, promosse da diverse associazioni, ASL, Comuni e istituti religiosi. 

Consultando il sito web dedicato, è possibile individuare l’indirizzo della Culla più vicina. Nella Regione del Veneto, ad esempio, ne sono mappate sei: a Camposampiero, a Venezia-Mestre, a Vicenza, a Schiavonia-Monselice e due nel Comune di Padova. 

Sono tutte collocate in luoghi accessibili e il loro utilizzo è intuitivo: solitamente è sufficiente premere un pulsante per far uscire la culla termica in cui si deposita il/la neonato/a. La chiusura automatica e il sistema di sorveglianza h 24 garantiscono la protezione e la pronta accoglienza del/lla bambino/a e allo stesso tempo tutelano l’anonimato della persona che lo/a depone.

Attualmente è ancora difficile valutare l’utilizzo di questi dispositivi e più in generale l’entità del fenomeno dell’abbandono neonatale.

Il Progetto “ninna ho”, promosso dalla Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus e dal Network KPMG in Italia con il patrocinio del Ministero della Salute e della Società Italiana di Neonatologia, ha avviato nel 2013 una prima indagine nazionale rivolta a 100 punti nascita.

Tra i temi esplorati vi è anche la conoscenza della normativa italiana sul parto in anonimato e delle Culle per la vita. Dai dati che è stato possibile rilevare è emerso che il 10,7% delle donne sa che esistono le Culle per la vita, mentre l’8,9% ne ignora l’esistenza.

La maggior parte dei/lle neonatologi/he intervistati/e ritiene prioritario promuovere una comunicazione capillare su queste possibilità.

È a partire da questa esperienza che la Società Italiana di Neonatologia ha scelto di dare vita a un Registro nazionale sui/lle bambini/e non riconosciuti/e o abbandonati/e alla nascita che presto consentirà di monitorare e comprendere meglio il fenomeno, prestando attenzione sia ai/lle neonati/e partoriti/e in ospedale sia a quelli/e che vi giungono dopo esser stati/e ritrovati/e. 

Anche per quanto riguarda le Culle per la vita, dunque, l’aumento della diffusione e della consapevolezza di questi presidi deve costituire un obiettivo da perseguire urgentemente, liberandoci dei pregiudizi che ostacolano l’esercizio dei diritti delle donne e dei/lle minori.