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Attualmente sono due i disegni di legge presentati al Senato in materia di diritto alla conoscenza delle proprie origini nei casi di parto in anonimato: il DDL n. 922/2018* e il DDL n. 1039/2019**.

Il primo (n. 922) predilige e sostiene l’iniziativa del/lla figlio/a non riconosciuto/a (adottato/a o no), proponendo addirittura di anticipare ai 18 anni l’età minima (oggi fissata ai 25) per richiedere l’interpello della madre biologica ed estendendo tale facoltà anche ai/lle diretti/e discendenti del/lla figlio/a non riconosciuto/a.

Il testo prevede che l'accesso alle informazioni riguardanti le proprie origini (con la facoltà di conoscere anche l’identità di eventuali fratelli o sorelle) “sia consentito nei confronti della madre che abbia successivamente revocato la dichiarazione di non voler essere nominata, o sia deceduta, o risulti incapace di esprimere la propria volontà, o sia irreperibile”.

Inoltre tale disegno di legge vorrebbe chiedere alle donne, trascorsi 18 anni dal parto, di confermare la loro scelta di non essere nominate. Qualora la madre avesse ribadito la sua intenzione a rimanere anonima, l’accesso consentito sarebbe limitato alle sole informazioni di carattere sanitario.

Quali sarebbero gli effetti di questa nuova norma?

Appare fondata la preoccupazione espressa da alcune associazioni, quali l’Anfaa (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie) e Ai.Bi. (Associazione Amici dei Bambini): gravi e ripetute violazioni della riservatezza delle madri che hanno deciso di non svelare la propria identità e la compressione delle possibilità di tutte le donne in gravidanza. 

Il secondo DDL (n. 1039) accoglie la prospettiva diacronica auspicata dalla Corte Costituzionale, ma intende dirigersi un’altra direzione, dando priorità al rispetto delle scelte delle madri.

Propone, quindi, che l’interpello della madre biologica sia possibile solo nei casi in cui la donna abbia già espresso la propria volontà di rinunciare alla segretezza.

Lo spazio è ora aperto alla discussione in vista della promulgazione di una legge definitiva sul parto in anonimato.

La speranza è che si accenda presto l’attenzione del Parlamento. Il futuro di molte donne e di molti/e neonati/e dipende da questo. 

Il tempo è una dimensione imprescindibile della vita umana: alcune decisioni sono irreversibili, altre possono essere riviste. 

Lasciamo alle donne la libertà di compiere le proprie scelte.

Troverete l’intera campagna informativa sui nostri social (Facebook e Instagram).

 

*Norme in materia di diritto alla conoscenza delle proprie origini biologiche

**Disposizioni in materia di servizi socio-assistenziali, parto in anonimato e accesso alle informazioni sulle origini del figlio non riconosciuto alla nascita