Centro Veneto Progetti Donna
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Quasi 1 minore su 3, fra quelli seguiti per maltrattamento, è testimone di violenza domestica intrafamiliare, in particolare ai danni della madre. Questo è ciò che emerge dalla seconda “Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia” pubblicata lo scorso 6 aprile da Terres des hommes e Cismai, per conto dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. 

Ed è proprio a questo target di minori che da molti anni il Centro Veneto Progetti Donna, associazione che dal 1990 gestisce i centri antiviolenza della Provincia di Padova, si sta dedicando con azioni di prevenzione, riconoscimento ed intervento nell'ambito della protezione e della tutela.

Nel corso del 2021, in particolare, grazie anche al sostegno di UniCredit Foundation (Iniziativa “Call for the Regions 2020"), è in fase di realizzazione il progetto “Mi-Va: Minori Invisibili - Violenza assistita”. Il Progetto si propone di potenziare i percorsi di presa in carico dei minori vittime di violenza assistita, costruendo nuove prassi e strumenti di tutela a partire dall’esperienza del Centro Antiviolenza come attore chiave nella lettura del fenomeno della violenza assistita all’interno della violenza di genere. 

Il risultato atteso è quello di ridurre l’impatto della violenza assistita in termini di conseguenze sullo sviluppo psico-fisico dei/delle minori, anche attraverso il supporto alla genitorialità, mediante la sperimentazione di nuovi modelli di intervento, coinvolgendo la rete territoriale di enti pubblici e privati. 

Secondo quanto riportato dall’Indagine, sono 401.766 i/le minori presi/e in carico dai Servizi Sociali in Italia, 77.493 dei/delle quali sono vittime di maltrattamento. Mentre la forma di maltrattamento principale (40,7%) è rappresentata dalla patologia delle cure (incuria, discuria e ipercura), la violenza assistita rappresenta la seconda forma di maltrattamento più diffusa (32,4%). Il 14,1% dei/delle minorenni è invece vittima di maltrattamento psicologico, mentre il maltrattamento fisico è registrato nel 9,6% dei casi e l’abuso sessuale nel 3,5%.

L’indagine, realizzata tra luglio 2019 e marzo 2020, su dati del 2018, ha coperto un bacino effettivo di 2,1 milioni di minorenni residenti nei 196 Comuni italiani coinvolti e selezionati dall’ISTAT. Se ad essere seguiti dai Servizi Sociali, in generale, sono più i maschi, bambine e ragazze sono invece più frequentemente in carico per maltrattamento. Anche gli/le stranieri/e lo sono di più rispetto agli/alle italiani/e: ogni 1000 minori vittime di maltrattamento 7 sono italiani/e, 23 stranieri/e.

Per tutte le situazioni prese in carico dai Servizi, nel 91,4% dei casi il soggetto che agisce il maltrattamento afferisce per lo più alla sfera familiare (genitori, parenti stretti, amici dei genitori, ecc.). Per quanto riguarda invece la fonte della segnalazione del maltrattamento, per la maggior parte dei casi, è l’autorità giudiziaria ad attivarsi in tal senso (42,6%), mentre il 17,9% delle segnalazioni proviene dall’ambiente familiare.

Secondo quanto riportato dall’Indagine, “Il dato sulla famiglia come fonte di segnalazione è interessante e può sembrare in contraddizione col dato emerso rispetto ai maltrattanti (91% familiari): un’ipotesi interpretativa coerente con il dato relativo alla prevalenza della violenza assistita ci indica che il 17% delle segnalazioni da parte della famiglia può essere connesso con quelle fatte dalle donne vittime di violenza domestica, grazie alle campagne di sensibilizzazione e al lavoro capillare e prezioso dei centri antiviolenza”.

Il rapporto si conclude con una serie di raccomandazioni affinché le istituzioni e i policy maker, nonché la comunità tutta, adottino un approccio critico che parta dal riconoscimento dell’importanza dei dati oggettivi ed istituzionali nella definizione di politiche di prevenzione.

Per violenza assistita intrafamiliare si intende l’esperire da parte della/del bambina/o e adolescente qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale, economica e atti persecutori (c.d. stalking) su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minorenni. Il/la bambino/a o l’adolescente può farne esperienza direttamente (quando la violenza/omicidio avviene nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il/la minorenne è o viene a conoscenza della violenza/omicidio), e/o percependone gli effetti acuti e cronici, fisici e psicologici.