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Che cos’è l’antispecismo?

Gli antispecisti e le antispeciste lottano per un mondo in cui gli interessi degli umani e degli altri animali abbiano lo stesso valore. Esse/i vogliono dunque uguaglianza tra tutte le specie. Per questo le antispeciste e gli antispecisti contrastano quelle pratiche e linee di pensiero che danno importanza solo all’interesse dell’animale umano e che vengono per questo definite speciste.

Quindi, per capire cosa sia l’antispecismo, dobbiamo prima di tutto capire il significato del termine a cui si oppone, ovvero “specismo”. Lo specismo è definito coma la convinzione secondo cui gli esseri umani sono superiori per status e valore agli altri animali, e pertanto devono godere di maggiori diritti. Lo specismo quindi è un pensiero discriminatorio fondato sull'idea che gli animali appartenenti alla specie umana abbiano valore superiore rispetto a quelli appartenenti alle specie non-umane.

Conseguenza di questa presunta superiorità dell’uomo nei confronti degli animali non-umani è lo sfruttamento sistematico di quest’ultimi, che vengono usati come risorse in svariati ambiti: consumati come cibo, utilizzati per il vestiario, tormentati e uccisi per divertimento, usati per esperimenti, sfruttati per il lavoro. Questi sfruttamenti avvengono, secondo gli antispecisti e le antispeciste, non per una gerarchia naturale, ma per un’oppressione creata dalla società e istituzionalizzata. Infatti, lo specismo si può dividere in due categorie: 

  1. Specismo naturale: è la naturale propensione di ogni essere per cui si preferisce chi appartiene alla propria specie rispetto a chi fa parte di altre specie. 
  2. Specismo innaturale: è il meccanismo di oppressione presente nelle culture e società umane per cui appare accettabile sfruttare, uccidere, torturare gli animali. Questo specismo innaturale è la base del sistema di discriminazione e oppressione di cui gli animali non-umani fanno esperienza nella nostra società. 

L’antispecismo quindi è una filosofia e un movimento politico/sociale/culturale che si oppone all’ideologia specista e che intende impostare su basi nuove le relazioni fra la specie umana e le altre specie animali. L’antispecismo si fonda sull’idea che la società umana non sia, né per natura, né necessariamente una società gerarchica e oppressiva del vivente. 

  1. “Non è per natura”: ciò vuol dire che la differenza tra animale umano e animale non-umano non è una differenza gerarchica naturalmente posta, ma una differenza socialmente e culturalmente istituita, e per questo non assoluta. 
  2. “Non è necessariamente”: ci permette di sostenere la possibilità di un cambiamento futuro della società umana ed elaborare una prassi in grado di porre in essere tale cambiamento.

 

Link utili

https://www.vegolosi.it/diventare-vegetariani/antispecismo-cosa-significa/

https://www.startmag.it/mondo/chi-sono-e-cosa-sostengono-gli-antispecisti/

https://veggoanchio.corriere.it/2014/04/09/antispecista-animalista-e-vegan-vi-spiego-il-loro-significato/

 

La storia dell’antispecismo

Il termine “specismo” è stato coniato nel 1970 dallo psicologo britannico Richard Ryder, che lo utilizzò in un opuscolo privato pubblicato a Oxford. Nell’opuscolo Ryder afferma che ottenere benefici, da parte dell’animale umano, tramite l’abuso e lo sfruttamento di animali non umani è “semplicemente specismo e come tale si basa su ragioni morali egoistiche piuttosto che su ragioni razionali”.

Un anno più tardi, nel 1971, in un altro saggio Ryder lega lo specismo al razzismo, facendo intendere come queste forme di oppressione siano legate tra loro, e scrivendo: “L’irrazionalità in entrambe le forme di pregiudizio è identica. Se viene accettato come moralmente sbagliato infliggere deliberatamente sofferenza a creature umane innocenti, è conseguentemente logico considerare anche sbagliato infliggere sofferenza a individui innocenti di altre specie”.

Sono considerati i padri dell’antispecismo moderno i filosofi Peter Singer e Tom Regan, in quanto hanno fondato filosoficamente la pratica antispecista e hanno reclamato l’importanza di un impegno attivo per combattere lo specismo dal punto di vista sociale e culturale.

Il termine specismo verrà reso popolare nel dibattito politico, etico e filosofico dall’australiano Peter Singer, nel suo libro-manifesto del movimento animalista “Liberazione animale”, pubblicato nel 1975.  Questo testo rappresenta la prima opera filosofica che si impegna in una critica sull’attuale sfruttamento degli animali da parte degli esseri umani, in particolare analizzando i temi degli allevamenti intensivi e della vivisezione.

Col suo lavoro, Singer risvegliò nel grande pubblico la consapevolezza dello specismo, denunciandolo come una discriminazione non naturalmente fondata, ma come uno dei più grandi pregiudizi della storia dell’uomo. Egli infatti afferma che “l’esclusione degli animali dalla sfera morale non è giustificabile razionalmente, è frutto di puro e semplice pregiudizio specista”. 

Per Singer un modo fondamentale per combattere lo specismo consiste nel riconoscere la sofferenza di ogni essere senziente. In tal modo, tutelare gli interessi di ogni essere vivente senziente significa combattere lo sfruttamento anche degli animali non umani. Infatti, il filosofo australiano supporta un antispecismo utilitarista, per cui l’azione moralmente giusta è quella che tutela dalla sofferenza il maggior numero di esseri senzienti: ciò significa che la differenza tra specie non è un fatto moralmente significativo,e quindi la sofferenza animale non vale meno rispetto a quella umana. 

Singer lega il pregiudizio della superiorità dell’animale umano a quello non-umano al razzismo e al sessismo. Secondo il filososo, nel giudicare la qualità della vita di un essere senziente non devono entrare in gioco caratteristiche come il sesso, la razza o la specie. 

Mentre Singer parla di “interessi animali”, Tom Regan ha introdotto il termine “diritti animali”, nel suo libro “I diritti animali”(1983). Per Regan il diritto rappresenta la possibilità concreta di tutelare ogni essere vivente dall’invasione del suo spazio e della sua libertà, che è considerata una violenza che si concretizza in sfruttamento, uccisione, tortura. Regan sottolinea come ogni essere vivente abbia diritti in quanto è un soggetto-di-vita, ovvero essere dotato di valore intrinseco. 

Secondo il filosofo, gli animali non-umani sono soggetti di vita, esattamente come gli esseri umani: dunque, così come si accetta l'idea di dare valore alla vita di un essere umano a prescindere dal grado di razionalità che questi dimostra, allora si deve dare un valore simile anche a quella degli animali non-umani.

Regan è un fermo sostenitore dell’azione diretta per salvaguardare i diritti degli animali non umani, anche se è consapevole che un atteggiamento puro, in cui non si esercita violenza in alcun modo nei confronti degli animali non umani, è di fatto impossibile nella nostra società. Famosa è infatti la sua metafora della ragnatela: “Stare al mondo è come stare su un'immaginaria ragnatela il cui centro corrisponde a quanto di peggio ci possa essere. Non potremo mai staccarci completamente dalla ragnatela, ma abbiamo il dovere di cercare di allontanarci il più possibile dal centro. E certamente si sta più vicini al centro utilizzando prodotti di aziende che pongono nello sfruttamento diretto e volontario degli animali e della natura il loro stesso obiettivo”.

 

https://www.anarcopedia.org/index.php/Antispecismo

https://www.anarcopedia.org/index.php/Peter_Singer

https://www.anarcopedia.org/index.php/Tom_Regan

https://www.filosofico.net/petersinger.htm

https://www.lifegate.it/tom-regan-e-diritti-animali

 

Antispecismo e intersezionalità

Cosa lega la nostra battaglia per i diritti delle donne con le rivendicazioni dell’antispecismo? La risposta sta nell’ intersezionalità delle lotte. Con il termine “intersezionalità” si vuole indicare come diverse forme di discriminazione e oppressione siano in realtà legate tra loro, andando a intersecarsi le une con le altre. 

Il legame comune tra le varie forme di oppressione consiste nell’allontanamento dal modello dominante, considerato la norma, e che consiste nell’essere: animale umano, maschio, bianco, abile, cisgender, eterosessuale, giovane, benestante. Questo significa che le lotte a sessismo, razzismo, classismo, etaismo, abilismo, omolesbobitransfobia, specismo sono intrinsecamente connesse tra loro. 

Richard Ryder e Peter Singer avevano intuito il legame tra specismo e forme di discriminazione come razzismo e sessismo, denunciandole come pregiudizi derivanti dalla prevaricazione dell’uomo bianco di genere maschile su soggettività non-umane, razzializzate e donne.

In “Liberazione Animale” Singer scrive: “I razzisti violano il principio di uguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della propria razza (...). I sessisti violano il principio di uguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Allo stesso modo, gli specisti permettono che gli interessi della propria specie prevalgano sugli interessi superiori dei membri di altre specie. In ciascuno di questi casi lo schema è identico”.

Il tema politico dell’antispecismo si concretizza nel 2002, quando il sociologo David Nibert lega l’oppressione animale non tanto a un pregiudizio individuale, quanto a un’ideologia, e dunque a una credenza culturalmente condivisa. Nilbert ha infatti definito lo specismo “un’ideologia creata e diffusa per legittimare l’uccisione e lo sfruttamento degli altri animali”.

In base al come combattere l’ideologia oppressiva specista, l’antispecismo si divide in due categorie: 

  1. antispecismo classico: è l’opposizione allo sfruttamento animale da un punto di vista culturale, sociale e politico; 
  2. antispecismo politico: è l’antispecismo convinto che tale lotta debba essere congiunta ad altre lotte sociali e politiche. E’ l’antispecismo consapevole dell’intersezionalità delle lotte. 

Adriano Fragano, sostenitore dell’antispecismo politico, scrive che “L’attivista antispecista è moralmente tenuto a impegnarsi nel quotidiano contro ogni tipo di ingiustizia e di prevaricazione nei confronti dei più deboli o svantaggiati, siano essi Umani o Animali. Le attenzioni verso gli Umani, verso l’ambiente e la Terra sono da considerarsi parte integrante della lotta per la liberazione degli Animali, e viceversa”. 

Della stessa idea è il filosofo Marco Maurizi, per il quale in parallelo alle lotte di liberazione animale si deve condurre “una lotta per colpire le strutture sociali che sono le vere portatrici dello sfruttamento”

Comprendere l’intersezionalità delle lotte è necessario per non ricadere nel cosiddetto “white veganism”, ovvero quella forma di veganismo e animalismo privilegiato che non racchiude in sè una riflessione sulle forme di oppressione tra loro connesse all’interno di un sistema capitalista. In questo modo, il movimento politico antispecista condanna la cultura capitalista che ha fatto del veganismo un “mainstream” e una “macchina da soldi” votata al consumismo, senza porsi domande del tipo: 

  1. perchè vengono rappresentati solo corpi “ideali” all’interno delle pubblicità di prodotti vegan?; 
  2. In quali discariche finiscono gli imballaggi dei miei prodotti vegetali, e secondo che tipo di politiche ambientali?
  3. Chi ha raccolto questo avocado per me?  
  4. Chi ha cucito la maglietta con lo slogan vegano? 

 

https://operavivamagazine.org/lo-sguardo-neutrale-non-esiste/

https://www.31mag.nl/femministe-anche-lo-sfruttamento-degli-animali-e-oppressione/

https://animaliena.wordpress.com/2017/05/04/verso-un-femminismo-antispecista/

https://www.intersezionale.com/2020/10/23/veganismo-intersezionale-liberazione-umana-e-animale/

 

Donne: femministe e antispeciste!

Sono molte le donne attiviste che legano la lotta antispecista alle lotte per i diritti delle donne*, delle minoranze razzializzate, delle persone disabili e LGBTQIA+. Inoltre, anche i movimenti transfemministi della nuova ondata femminista che si pongono in una prospettiva intersezionale, hanno posto al centro del loro dibattito i legami tra specismo, razzismo, sessismo, abilismo, sfruttamento e iquinamento dei territori.

Angela Davis è stata una delle figure principali del femminismo nero degli anni ’70 e continua a essere ancora oggi una voce fondamentale delle rivendicazioni femministe, anti-razziste e animaliste. Attivista e vegana, è una sostenitrice della lotta congiunta di liberazione animale e diritti delle minoranze. In una recente intervista, Davis ha infatti affermato:  “A volte sono davvero frustrata di come molte/i di noi si considerano attiviste/i radicali, ma non sappiamo come riflettere sul cibo che mettiamo nel nostro corpo, non realizziamo la misura in cui siamo implicati nel processo capitalista partecipando acriticamente alla politica del cibo offertaci dalle grandi corporazioni. Solitamente non lo dico: sono vegana. Ma penso che è il momento giusto di parlarne, perché è parte di una prospettiva rivoluzionaria capire come creare relazioni compassionevoli non solo con esseri umani, ma anche con le altre creature con cui condividiamo questo pianeta”.

Carol J. Adams è un’attivista femminista, vegana, antispecista ed ecologista, autrice di Carne da macello. La politica sessuale della carne (1990). È una ferma sostenitrice dell’intersezionalità delle lotte. Secondo Adams, donne e animali sono oppressi e discriminati nello stesso modo all’interno del sistema patriarcale, in quanto vengono entrambi resi oggetti. La violenza attuata nei loro confronti, dunque, non viene considerata tale, e si elimina il soggetto agente (l’animale umano o l’uomo) della violenza. Per Adams,è quindi necessario congiungere le lotte: “i diritti animali non sono antiumani: sono antipatriarcali”.

In Italia, una sostenitrice dell’intersezionalità delle lotte è Sofia Righetti, vegana antispecista e attivista per i diritti di donne*, minoranze razzializzate, persone disabili e LGBTQIA+. Righetti esprime il legame tra femminismo e antispecismo/animalismo molto chiaramente, scrivendo che “se vuoi essere femminista, devi essere vegana”. Infatti, continua Righetti “il femminismo intersezionale non si ferma qui, molte persone hanno compreso che se si va oltre le barriere di genere o etnia, bisogna andare anche oltre la specie, considerando e lottando per le femmine che non hanno la fortuna di nascere come esseri umani in un mondo antropocentrico. Il femminismo incontra l’antispecismo, riconoscendo che la subordinazione cui sono sottoposte le donne dagli uomini è uguale a quella cui sono sottoposti gli animali non umani agli umani, o le persone africane ai bianchi. Sessismo, specismo e razzismo vengono dalla stessa matrice dove vi è un padrone e uno schiavo, un privilegiato e uno sfruttato”.

La nuova ondata femminista e trasfemminista di Non Una di Meno, movimento di portata globale e fortemente presente in Italia, pone l’intersezionalità al centro delle sue lotte e rivendicazioni. Nel Piano Femminista Contro la Violenza Maschile e di Genere, viene ribadito il legame tra sessismo, razzismo, abilismo, sfruttamento e inquinamento dei territori, antropocentrismo e specismo. In particolare, nel trattare il rapporto tra patriarcato e sfruttamento animale, viene sottolineata “la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello”.

 

Link utili

ANGELA DAVIS: 

https://www.vegolosi.it/news/angela-davis/; https://www.micciacorta.it/2016/03/angela-davis-vegana-collegamento-liberazione-umana-animale/ https://www.promiseland.it/oltre-lo-specismo-angela-davis-spiega-perche-e-antirazzista-e-vegana/

CAROL J. ADAMS: 

https://caroljadams.com/why-vegan-feminist http://www.iaphitalia.org/carol-j-adams-la-politica-sessuale-della-carne-una-teoria-critica-femminista-e-vegetariana-sonda-2016/

SOFIA RIGHETTI:

  https://www.sofiarighetti.it/2019/08/15/se-vuoi-essere-femminista-devi-essere-vegana-perche-alissa-white-gluz-ha-ragione/

https://www.youtube.com/watch?v=SA8JBJaBy0E

PIANO NUDM: https://nonunadimeno.files.wordpress.com/2017/11/abbiamo_un_piano.pdf