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TITOLO NEWS

“... 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼, 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗻𝘂𝗻𝗰𝗲 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗹𝘂𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗶...”
 
Queste sono le parole, pesanti, pronunciate, durante un webinar sul tema della violenza sulle donne e gli strumenti giuridici di tutela, dalla Presidente della Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Padova, Luciana Sergiacomi.
 
Sono parole che pesano come macigni perché mettono in dubbio la credibilità delle donne che subiscono violenza, alimentando uno degli stereotipi più diffusi e uno dei principali ostacoli all’emersione del fenomeno: le donne vittime di violenza mentono. Non sappiamo quali fonti abbiano ispirato le parole della presidente e quali dati testimonino che “molto spesso” le donne facciano “denunce assolutamente infondate”, sappiamo invece con certezza, perché ce lo dicono i numeri raccolti dalle ricerche, che “molto spesso” le donne non vengono credute quando raccontano le loro storie di violenza, il loro racconto viene minimizzato e a volte anche strumentalizzato.
 
E per questo nel nostro paese “molto spesso” le donne non denunciano e rinunciano ad avere giustizia. Gli episodi violenti avvengono “molto spesso” al chiuso delle mura domestiche dove gli unici testimoni sono i figli e le figlie se ci sono. Difficili da provare perché “molto spesso” le donne non raccontano a nessuno quello che subiscono, per anni, e “molto spesso” non si recano nemmeno al pronto soccorso.
 
A dirlo non è solo l’esperienza dei Centri antiviolenza, che raccolgono le storie delle donne, sono anche le osservazioni e le analisi del GREVIO– Consiglio d’Europa, che ha compiuto una ricognizione del sistema di contrasto della violenza alle donne in Italia basandosi sull’analisi dei dati, e non sulle opinioni, sull’ascolto di quanti operano nel sistema di contrasto alla violenza alle donne e sullo studio delle normative oltre che dei meccanismi di applicazione. Nel suo rapporto il GREVIO segnala quello che “molto spesso” accade alle donne che denunciano le violenze. Si evidenzia per esempio come nel nostro paese i tribunali “molto spesso” non assicurano giustizia alle donne che denunciano violenze, ma non per l’infondatezza delle denunce, bensì perché “molto spesso” le forze dell’ordine forniscono rapporti sulla violenza vaghi e insufficienti per un’azione legale, nei processi le donne subiscono una vittimizzazione secondaria, la loro credibilità è messa in dubbio e vengono colpevolizzate per la violenza subita. Le procure “molto spesso” archiviano le denunce, i tribunali sottovalutano conseguenze e rischi della violenza e discriminano le donne utilizzando e alimentando pregiudizi e stereotipi sessisti.
 
Sulla base di queste osservazioni il GREVIO raccomanda allo Stato italiano di
- garantire una adeguata formazione di forze dell’ordine e magistrati/e sulla violenza di genere, la sicurezza e i diritti di donne e bambini/e.
- accelerare le indagini e i procedimenti penali.
- assicurare la giustizia per tutte le forme di violenza previste dalla Convenzione di Istanbul con condanne commisurate alla gravità dei reati.
 
E quindi, per tutto questo, chiediamo rispetto per le donne, per quelle che sono sopravvissute alla violenza e per quelle che purtroppo non ce l’hanno fatta, per i loro figli e le loro figlie, chiediamo più serietà quando si parla di violenza, più ascolto e meno parole al vento.
 
 
A questo link trovate il Report della Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/361580.pdf