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Copia di Il gioco è bello se dura poco se è senza stereotipi di genere 2

Oggi si celebra la Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze, istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di garantire uguaglianza di genere e pari opportunità a tutte, sin da piccole. 

Il tema proposto da Unicef per il 2021 è “Digital Generation. Our Generation”, orientato a promuovere il raggiungimento della parità di genere nell’ambito delle tecnologie e dell’alfabetizzazione digitale. Il divario globale di genere per quanto riguarda gli utenti di internet nel 2019 era del 17%. Inoltre, a livello mondiale le donne laureate in STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sono meno del 15% in due terzi degli stati.

Una delle ragioni di fondo di queste differenze si può rintracciare nei contesti in cui bambine e bambini si ritrovano sin dalla più tenera età. Le ricerche dimostrano che i costrutti sociali legati al genere vengono interiorizzati già attorno ai tre anni, assimilando ciò che è ritenuto appropriato per ‘maschi’ e ‘femmine’ e i ruoli che dovrebbero ricoprire nella società. In questo modo, ambizioni, abilità, interessi e possibilità di scelta vengono drasticamente ridotte e incanalate in percorsi limitati e limitanti. 

Troppo spesso bambine e bambini si ritrovano immersi in un immaginario ristretto a due soli mondi, rosa e blu, opposti e complementari. Questa distinzione, come tutte quelle che seguiranno nel corso della loro infanzia, è frutto di stereotipisecondo i quali le bambine dovranno essere più dolci, accondiscendenti, ordinate, istintivamente amorevoli e inclini alla cura; mentre i bambini dovranno essere forti, ingegnosi, dinamici, coraggiosi e propensi a prendere il comando. 

Questi stereotipi sono rinforzati sin dalla prima infanzia da una componente fondamentale per lo sviluppo: il gioco. La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza riconosce a bambini e bambine il diritto al gioco e alle attività ricreative, incoraggiando la loro piena partecipazione in condizioni di uguaglianza. 

Tuttavia, se il gioco ripropone gli stessi ruoli e stereotipi diffusi nella società, bambine e ragazze si ritroveranno nella stessa posizione di subordinazione e discriminazione in cui vivono le donne di oggi. Ugualmente, anche i bambini saranno costretti a soddisfare requisiti di forza e determinazione che non necessariamente coincidono con la loro personalità, associando invece qualità tipicamente femminili ad una condizione di inferiorità. 

Seppure in modo non sempre intenzionale, i giocattoli, pensati e acquistati da adulti per bambini e bambine, diventano un mezzo attraverso cui tramandare modelli culturali, doppi standard e squilibri di potere oramai consolidati, che possono tradursi in disuguaglianze educative a svantaggio delle bambine, limitate fin dalla subito nella possibilità di comprendere le loro preferenze e di costruire legami tra pari libere da pregiudizi. 

I diversi giochi proposti a bambini e bambine spingono i primi a sentirsi più adatti alle materie razionali e scientifiche e ai lavori pratici e manuali, e le seconde ad accettare il condizionamento secondo cui sarebbero più portate per gli studi umanistici e i lavori di cura. Metà della popolazione sviluppa abilità e interessi sulla base di ciò che la società considera più appropriato, lasciando che questo divario definisca scelte future riguardanti l’identità personale, le opportunità di studio e di carriera. 

È fondamentale comprendere il modo in cui bambine e bambini interiorizzano gli stereotipi di genere sin dalla prima infanzia e quanto i giocattoli e il gioco in sé costituiscano una parte integrante di questa dinamica. Permettere loro di giocare al di fuori delle regole del binarismo di genere e di ciò che viene considerato ‘normale’ gli consentirà di sviluppare capacità diverse, di sperimentare senza etichette, di esplorare campi come quelli della scienza e della tecnologia per le bambine e della cura e delle materie umanistiche per i bambini, sulla base dei loro interessi, trasformando quello che oggi è un bivio imposto e precostituito in un paesaggio di percorsi ad ingresso libero.