Centro Veneto Progetti Donna - Padova

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Centro Veneto Progetti Donna - Padova

UOMINI CHE AMANO LE DONNE (OGNUNO A MODO SUO)

E-mail Stampa PDF
È estate e, si sa, arriva il caldo. Col caldo gli animi si eccitano, e succede che le passioni esplodano. È così, stiamo assistendo ad un'esplosione di delitti passionali. Ecco come viene raccontata dai media la strage di donne ad opera di compagni armati incapaci di reggere l'abbandono. Delitti passionali. Cinque in una settimana.
Questa volta il colpevole è il caldo, perché, quando una donna viene uccisa, si cerca sempre una giustificazione: prima in un possibile atteggiamento sbagliato della donna, poi in qualche forma di disturbo psichico dell'uomo, adesso è il caldo. Ma queste spiegazioni non reggono più di fronte ai dati che tutto l'anno e a tutte le latitudini ci accompagnano in modo drammatico.
Al nord spetta un tragico primato: il 47,6% delle donne uccise in Italia (147) nel 2008 vivevano qui. Quello che sfugge, che nemmeno i sociologi riescono a spiegare è: perché la violenza, perché proprio al nord?
L'altra domanda è: perché, come dimostrano le analisi e i dati, nelle politiche della sicurezza manca questa priorità d'azione? Non è soprattutto la mancanza di una priorità culturale?
C'è bisogno di un altro immaginario del rapporto tra i sessi per fermare questo mattatoio. Cambiare la rappresentazione che si dà della donna, sempre più oggetto. Favorire la presenza femminile nel mondo istituzionale, politico e produttivo.
Mancano l'impegno, anche economico per investire nella costruzione di un contesto diverso, un'inversione di tendenza di un'Italia che sta diventando sempre più nemica delle donne. Basta citare la recente sentenza della Cassazione, che annulla la condanna ad un marito violento, perchè le violenze non erano caratterizzate da «abitualità» e perchè «la condizione psicologica della moglie, per nulla intimorita dal marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente».
Un quadro ancora più drammatico se si considera la presenza nel territorio, sempre più alta, di donne immigrate, appartenenti a culture in cui la donna non ha diritti e visibilità, e che una volta in Italia iniziano a progettare una maggiore autonomia.
Come dimenticare Hina, ragazza pakistana, e Sanaa, marocchina, appena diciottenni e uccise dai padri perchè considerate troppo occidentalizzate? Come scordarci di Zineb uccisa a 22 anni dal marito che da sempre la maltrattava?
Ricordiamo lo sdegno che questi fatti avevano destato nell'opinione pubblica, quanto clamore! I media in quei giorni non parlavano d'altro, anche perché era violenza d'altri, altre culture, che non ci apparteneva.
E' facile indignarsi per l'obbligo del velo alle donne musulmane, deploriamo il burqa, ma siamo sicuri che quello che ci spinge è la volontà di garantire ad ogni donna il diritto di fare scelte autonome e libere? Anche quando la donna decide autonomamente di rompere un legame magari violento, la nostra società è in grado di tutelare chi sceglie di cambiare la propria vita e decide di "togliersi il velo"?
Capita invece che quando le donne, musulmane o no, anche le donne italiane, decidono di "togliere il velo" e uscire da percorsi di violenza e di isolamento, non trovino sul loro cammino istituzioni pronte ad accogliere la loro richiesta di aiuto. Sempre più spesso vediamo atteggiamenti giudicanti, basati su pregiudizi e stereotipi che ancora assegnano alla donna la colpa di aver rotto il rapporto anche quando sono evidenti e documentate le violenze ripetute. Troppo spesso sentiamo affermare che il comportamento violento si giustifica col desiderio di emancipazione delle donne. Sempre più spesso sentiamo parlare di ambivalenza delle donne, sentiamo parlare di madri (maltrattate dai compagni) che non tutelano adeguatamente i loro figli perché costrette ad allontanarsi da casa per non subire ancora violenze.
Il Centro Veneto Progetti Donna segue molte situazioni di questo tipo. Diverse sono state le sollecitazioni alle Istituzioni competenti per garantire il rispetto di questi che sono diritti fondamentali delle persone.
Le risposte sono ancora troppo deboli. Ci chiediamo che cosa la nostra società è in grado di fare per la protezione delle donne, cosa deve fare una donna per non avere più paura.

Allora siamo davvero sicuri che siamo contro il velo?

 

VIOLENZA DI GENERE: UN’EMERGENZA CHE NON DEVE DIVENTARE NORMALITÀ

E-mail Stampa PDF

A Padova c'è un gruppo di donne che lavora da anni affinché la violenza contro le donne non continui ad essere un fatto normale. Sono le psicologhe, le avvocate, le educatrici e le volontarie del Centro Veneto Progetti Donna - Auser, l'unico Centro Antiviolenza operante e riconosciuto sul territorio della nostra provincia, che collabora in modo attivo con tutte le realtà pubbliche e del privato sociale.
Al Centro Antiviolenza, in 20 anni, circa 2000 donne hanno chiesto aiuto per aver subito violenza. Sono state 200 solo l'anno scorso. Sono tantissime, ma rappresentano una piccola percentuale di tutte coloro che subiscono violenza. Infatti solo poche hanno il coraggio di uscire dal silenzio e dalla paura.
Ogni caso è un'emergenza. Ogni donna ha la sua storia, racconta di minacce, di rimproveri, di abusi, di percosse. Sono storie vere.
Aiutare le donne vittime di violenza è un impegno che diventa di giorno in giorno più faticoso perché le richieste aumentano così come la complessità delle situazioni, per questo occorre una forte mobilitazione di tutte le Istituzioni, in particolare delle strutture pubbliche socio sanitarie.
Rileviamo ancora molta frammentarietà negli interventi, e ad oggi mancano ancora procedure e protocolli efficaci per agire concretamente sui casi con una presa in carico globale, condivisa e certa.
E ancora, manca un casa di accoglienza, dove le donne possono trovare rifugio insieme ai loro figli. Le case sono indispensabili per evitare che la donna e i bambini continuino a subire violenze, all'interno della famiglia, perché è proprio qui che avviene la maggior parte degli abusi.
Sono strumenti fondamentali nel contrasto della violenza di genere e presenti in molte altre Regioni italiane e qualche provincia veneta, ma assenti nel territorio padovano.
Il Centro Donna ha invitato tutte le Istituzioni Pubbliche del territorio padovano, (Il Prefetto, la Presidente della Provincia, il Questore,il Comune di Padova, i Direttori delle 4 Aziende Sanitarie padovane, i Presidenti delle Conferenze dei Sindaci), ad impegnarsi concretamente per ricercare soluzioni condivise per affrontare i problemi legati alla violenza, a partire da una presa in carico globale dei casi.
Non possiamo continuare a operare nell'incertezza, cercando di tamponare i problemi, trovando soluzioni provvisorie, che risultano punitive e rischiose per la vita delle donne, senza riuscire a costruire una reale e definitiva via d'uscita dalla violenza.
Ricordiamo che le donne coinvolte in tali situazioni sono le vittime e come tali dovrebbero essere protette e tutelate, come raccomandano le principali Organizzazioni internazionali e che il nostro Paese ha recepito, e che riconoscono la violenza di genere come un problema di diritti umani e di salute pubblica.
Per questo chiediamo a tutte le Istituzioni di rendere effettivamente esigibile un diritto di civiltà: il diritto di tutte le donne a vivere libere dalla paura.

A firma di tutte le donne e le utenti del Centro Veneto Progetti Donna- Auser

 

RICORDIAMO ZINEB, RESTITUIAMOLE LA PAROLA

E-mail Stampa PDF

 

Il 25 febbraio, Zineb Atif, una giovane donna di 22 anni è stata uccisa dal marito.

Vogliamo ricordarla e restituirle la parola.

Anche nel caso di Zineb Atif, come per tutte le altre donne uccise dal compagno, dal marito, dal padre, i giornali e i notiziari Tv hanno proposto immediatamente sulla tragedia chiavi di lettura insufficienti o stereotipate.

Il Gazzettino, che dedica alla notizia ben due pagine, ci informa che il marito era un bravo saldatore, molto apprezzato dai compagni di lavoro, che quel giorno aveva fame e che lei gli avrebbe detto "Non sono la tua serva!".

Il Mattino descrive il fatto come un “raptus omicida dopo l'ennesima lite violenta”, anche se azzarda l’ipotesi che l’uomo fosse geloso e possessivo. Apprendiamo inoltre che dopo aver vagato per ore con il figlio di due anni, in preda al rimorso, si è costituito.

“Voleva tornare in Marocco. Lui aveva lavori saltuari, lei protestava: è finita in tragedia”, scrivono i giornali. E ancora: “L’uomo, apparso relativamente tranquillo, ha spiegato le fasi che lo hanno lentamente condotto al raptus di follia. Ha ricostruito punto per punto la lite che lo ha portato prima a discutere e poi a inseguire con un coltello la moglie”

Ma questa è la versione di chi l’ha uccisa. La versione di Zineb non la sappiamo, sappiamo solo che aveva chiesto aiuto più volte.

Non è bastato.

Questa storia è uguale a tante altre storie di donne giovani e meno giovani, si chiamano Zineb, Helena, ma anche Silvana, Anna, sono le donne che passano per il nostro Centro Antiviolenza e ci dicono "Ho paura... Mi ha detto che mi ammazza!" Noi le prendiamo sul serio, perché sentiamo la loro paura, ma non sempre riusciamo a dare voce a questa paura.

Non sempre è sufficiente per rompere la cappa di indifferenza con cui la società e le istituzioni a volte reagiscono a queste tragedie, prima che esse esplodano.

Vi chiediamo di non dimenticare Zineb Atif che non potrà più raccontare cosa è stata la sua vita con l’uomo che poi l’ha uccisa; magari lasciamolo dire a chi in questi anni l’ha incontrata e ha tentato,inutilmente, di aiutarla.

E soprattutto ricordiamocene quando, di fronte alla richiesta di aiuto di una donna come Zineb, una richiesta magari mal formulata, “ambivalente” (come spesso capita a queste donne che hanno bambini piccoli, non hanno un lavoro, non hanno la casa, magari hanno il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, o i documenti sequestrati dal marito) si tratterà di decidere che peso dare ai racconti e alle paure, al desiderio di scappare e di nascondersi.

 

De Sidera

E-mail Stampa PDF

INVITO

Serata organizzata nell'ambito delle iniziative per la tappa padovana della
STAFFETTA UDI contro la violenza sulle donne

invito_de_sidera_13_10_09

 

 

 

Ulti Clocks content

Sondaggi

Il nuovo sito del centro