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COLLABORARE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

I fatti relativi alle violenze contro le donne di cui abbiamo notizia negli ultimi giorni sono allarmanti e possono prestarsi a conclusioni tanto affrettate quanto scorrette. La violenza contro le donne è un fenomeno assolutamente trasversale, che ci riguarda tutti e tutte. Classi sociali, provenienza, livello di istruzione, ricchezza, cultura, religione, posizione lavorativa, sono variabili che hanno una rilevanza statistica marginale per descrivere il problema. Per questo il lavoro da fare è a tutti i livelli. I dati che abbiamo raccolto durante tutto il 2016 non lasciano infatti spazio a discorsi infarciti di stereotipi, ma contribuiscono piuttosto a scardinarli. Proviamo a rileggerli assieme.

Delle 878 donne che hanno richiesto e trovato aiuto presso il Centro Veneto Progetti Donna – Auser, 409 hanno figli minori, per un totale di 645 bambini e bambine. Di questi, 158 (il 24,5%) hanno assistito alla violenza nei confronti della loro madre. Il 77% del dato rilevato riguarda donne di nazionalità italiana, mentre il restante 23% è di nazionalità straniera. Fra queste, le nazionalità più rappresentate sono quella rumena, (17% delle donne straniere), moldava (14,5%) e marocchina (14%), mentre il restante 54,5% delle donne straniere proviene da almeno altri 33 Paesi diversi. Il fenomeno della violenza contro le donne è come già detto trasversale a tutti i segmenti di popolazione: interessa tutte le fasce d’età, e comprende persone provenienti da tutti i contesti sociali, sia disoccupate sia occupate in diversi settori e con diversi gradi di istruzione.
Non finisce qui: nel 48,5% dei casi rilevati chi agiva violenza nei confronti della donna era il marito, nel 16,3% era il compagno, mentre si trattava dell’ex marito nel 7,6% dei casi e dell’ex compagno per il 10%. Nell’82,4% dei casi, dunque, l’autore della violenza è un partner attuale o passato della vittima. Il maltrattante è un familiare per il 9%, un amico per l’1% e un conoscente per il 3,9% dei casi. Si tratta invece di un collega per l’1% dei casi e di un estraneo per il  2,7%.

Dobbiamo quindi ricordarci sempre che si tratta di qualcosa di molto vicino anche dentro le nostre relazioni più intime. La violenza sulle donne in tutte le sue forme è infatti diffusa soprattutto nelle coppie stabili, e ha a che fare con la volontà da parte degli uomini di mantenere il controllo nella relazione e di sottomettere la donna, rivendicandone il possesso, come fosse un oggetto.
Le tipologie di violenza più frequentemente segnalate dalle donne che si sono rivolte al Centro antiviolenza nel 2016 sono quella psicologica (644 donne) e quella fisica (463 donne). Per ordine di rilevanza seguono la violenza economica, rilevata in 176 casi, lo stalking, subito da 83 donne, la violenza sessuale riportata in 78 casi, e il mobbing subito da 5 donne. Non bisogna però dimenticare che più forme di violenza sono spesso compresenti in ogni singolo caso.

Questi sono dati reali, poco intuitivi e forse difficilmente assimilabili, perché cozzano con il senso comune e con la percezione delle cose, ma che fotografano bene una situazione drammatica, radicata e lontana dagli stereotipi. Dietro questi numeri c’è una donna che subisce violenza, che va ascoltata, sostenuta e accompagnata quotidianamente in un percorso spesso a ostacoli, doloroso e in salita. C’è una donna con una vita e una storia unica, dei sentimenti, bisogni e diritti. 
Non dobbiamo accettare nessun tipo di strumentalizzazione razzista o generalizzante o stigmatizzante nei confronti di categorie diverse di persone, quando parliamo dei maltrattanti, che in comune hanno il fatto di essere sempre uomini, che pensano di poter e dover decidere della vita e della libertà di una donna. Ognuno di questi fatti gravissimi deve essere trattato con estrema serietà e obiettività, nel rispetto dei diritti umani e con l’obiettivo condiviso di dare alle donne protezione e rispetto.

Per questo chiediamo ancora una volta alle Istituzioni di accompagnarci in questo difficile percorso, che riguarda tutti e tutte.

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CVPD CON WE GO! PER L'EMPOWERMENT ECONOMICO DELLE DONNE, CONTRO LA VIOLENZA

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Le donne che vivono relazioni violente spesso non riescono a interromperle anche per mancanza di indipendenza economica e per non essere in grado di provvedere concretamente a loro stesse e ai propri figli. Per questo il Centro Veneto Progetti Donna partecipa al progetto europeo WE GO! con ActionAid come capofila. Il progetto dura 2 anni (2016-2018) e promuove l’indipendenza economica delle donne che vivono in Europa e che sperimentano violenza privata da parte del partner, tramite attività portate avanti dai Centri Antiviolenza di 7 paesi: Italia, Spagna, Regno Unito, Grecia, Cipro, Svezia e Bulgaria.

"L'empowerment economico delle donne dovrebbe essere parte delle nostre risposte alla violenza domestica".

Lo confermano i 573 casi raccolti nel 2016 dal CVPD in cui il dato sull'occupazione è stato rilevato: ben 208 donne (il 36%) sono risultate disoccupate, ovvero che hanno avuto rapporti lavorativi poi terminati, e 88 (il 16%) sono risultate inoccupate, ovvero che non hanno mai svolto attività lavorative.

“Ogni donna che subisce violenza ha la sua storia: ecco perché provvediamo a dare a ognuna di loro un supporto su misura, per giungere a un’indipendenza economica”.

Qui il link all’articolo su WE GO!, pubblicato (in lingua inglese) sul sito della Commissione Europea con gli interventi di Eleonora Lozzi, Mariangela Zanni e Stefania Loddo del Centro Veneto Progetti Donna. Qui invece il link per scaricare direttamente il pdf.

DIBATTITO SULLA VIOLENZA DI GENERE

MDP

Questa sera alle 19:00 durante la festa "Pane e rose" presso il ristorante etico Strada Facendo in via Chiesanuova 131, a Padova, si svolgerà un dibattito sulla violenza di genere, coordinato da Milva Boselli - "Se Non Ora Quando?" Padova, con gli interventi di Marta Nalin - Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Padova, Alessandra Stivali - Segreteria CGIL di Padova, Patrizia Zantedeschi - Presidente del Centro Veneto Progetti Donna. 

 

SINTESI DELL’INCONTRO DEL 4 SETTEMBRE 2017 AL CAV DI PADOVA CON L’ON. GESSICA ROSTELLATO

Ecco il documento con le richieste consegnate alla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi in occasione dell’incontro sui diritti civili e contro la violenza sulle donne al quale abbiamo partecipato il 9 settembre scorso a Padova.  

 

SINTESI DELL’INCONTRO DEL 4 SETTEMBRE 2017 

AL CENTRO ANTIVIOLENZA DI PADOVA 

CON L’ONOREVOLE GESSICA ROSTELLATO

 

La violenza maschile sulle donne, nelle sue varie forme (fisica, psicologica ed economica) è un fenomeno complesso, strutturale e non emergenziale nella nostra società, che investe problematiche culturali, sociali, psicologiche e relazionali che rimangono in gran parte sommerse, lontane dallo sguardo dell'osservatore. È inoltre un fenomeno che fa fatica ad emergere, infatti le donne coinvolte in relazioni violente, spesso non denunciano le violenze subite e se possono non si rivolgono nemmeno al medico o al pronto soccorso, né tanto meno alle forze dell'ordine.

Ci rendiamo conto che le leggi e le campagne di informazione non sono sufficienti a spingere le donne a uscire dal silenzio e dalla violenza, ma che a queste donne dobbiamo dare la certezza di sistemi di intervento che siano in grado di fornire concretamente protezione, tutela e sostegno per l'autonomia.

Troppo spesso infatti le donne che decidono di uscire dalla violenza si trovano ad affrontare dei veri e propri percorsi ad ostacoli, comunque perdenti, sul piano economico e più in generale in molti altri ambiti: la casa, il lavoro, la custodia dei figli da organizzare, le relazioni con gli autori delle violenze che, se ci sono figli, mantengono diritti di difficile gestione, i percorsi giudiziari e i provvedimenti di protezione che hanno tempi che non si conciliano con i tempi della vita delle persone.

I principi che sono alla base delle normative internazionali e nazionali per il riconoscimento e la piena attuazione dei diritti delle donne, non devono essere vanificati da meccanismi, procedure e tempistiche che non tengono conto della vita delle persone, delle donne, dei loro figli che, anche in situazioni così estreme, devono poter continuare (o iniziare) ad avere una vita normale, anche quando non c'è alternativa alla casa di fuga.

Le donne vittime di violenza che devono rifarsi una vita dopo aver denunciato la violenza spesso sono disoccupate/inoccupate o comunque anche se sono occupate possono esserci casi in cui per la donna è troppo pericoloso uscire per andare al lavoro o magari perdono il lavoro proprio perché i datori di lavoro si spaventano della situazione e dell’uomo violento che si presenta sul posto di lavoro.

Spesso quindi bisogna farsi carico completamente di queste donne, che qualche volta arrivano al centro antiviolenza senza vestiti per loro o per i loro figli e senza soldi. A volte i centri antiviolenza devono farsi carico anche delle rette scolastiche dei bambini, di fornire vestiario, i soldi per i biglietti dell’autobus, perché magari gli assistenti sociali pagano solo le bollette ma non si fanno carico di altre spese. 

Nel confronto con l’Onorevole Gessica Rostellato, che ha visitato il nostro Centro di Padova, pur consapevoli che le tematiche sarebbero più ampie e multilivello (procedure e protocolli condivisi tra le diverse agenzie, istituzioni che compongono la rete di contrasto alla violenza sulle donne, tempi rapidi di applicazione dei provvedimenti, ecc.) abbiamo focalizzato alcuni bisogni e priorità e individuato alcune azioni che riteniamo fondamentali per rendere reali e praticabili i percorsi di uscita dalla violenza:

  • lavoro, prevedere un servizio specifico per i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro per aiutare le donne ad essere inserite nel mondo del lavoro, essere formate (perché molte di loro non hanno mai lavorato) e trovare una occupazione che permetta loro di poter gestire i figli e di conciliare i tempi di vita e di lavoro trattandosi di donne sole. I percorsi devono tenere in considerazione il vissuto di violenza e le necessità della donna. (Potrebbe essere un’idea creare un “assegno di ricollocazione” ad hoc magari maggiormente premiato per i servizi per l’impiego)
  • alloggio, creare corsie preferenziali per l’assegnazione degli alloggi popolari alle donne vittime di violenza che devono lasciare la casa familiare con i loro figli;
  • sostegno al reddito, prevedere un reddito minimo per 2 o 3 anni per le donne che non sono in grado di mantenersi o hanno lavori saltuari, magari rapportando tale reddito al fatto che si tratti di donna sola o con figli in modo che la stessa possa garantirsi una vita dignitosa nel primo periodo in cui si trova fuori casa
  • genitorialità e minori 
    • sostenere la conciliazione dei tempi del lavoro e della cura dei figli, prevedendo esenzioni o agevolazioni per le rette sugli asili nido, scuole materne, tasse scolastiche ludoteche, doposcuola, centri estivi ecc. 
    • quando i bambini sono inseriti nella casa di fuga con la madre spesso sono costretti a non andare a scuola per mesi perché si rimane in attesa dell’autorizzazione del padre al cambio della scuola che spesso non arriva o viene negata: sarebbe auspicabile prevedere che in casi di violenza da parte del padre non fosse necessaria la sua autorizzazione per il cambio della scuola del bambino in modo da evitare l’assenza prolungata dalla scuola 
    • applicazione immediata del disegno di legge per forme di tutela per gli orfani di femminicidio
  • protezione e accoglienza in emergenza: non é prevista né finanziata al momento l’accoglienza delle donne in emergenza ed è sostenuta dai centri antiviolenza con fondi propri. E’ necessario prevedere un sistema di pronta accoglienza in emergenza, per brevi periodi, in strutture ad hoc, finché non sia stato possibile valutare la situazione e l’inserimento in casa di fuga
  • salute, sostenendo attivamente le opportunità di accesso ai servizi socio-sanitari, accompagnamento ai servizi e gratuità di tutte le prestazioni per problemi di violenza come previsto dalla legge ma non sempre applicato; 
  • sostenere concretamente i Centri antiviolenza con finanziamenti certi, calendarizzati su base triennale e diretti.

 

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INCONTRO SUI DIRITTI CIVILI CON MARIA ELENA BOSCHI E PATRIZIA ZANTEDESCHI

Festa PD Boschi

Questa sera alla Festa Democratica di Padova presso il Parco Europa dalle ore 21:00 si svolgerà un incontro sui diritti civili con Maria Elena Boschi - Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo Gentiloni, Giampiero Della Zuanna - Senatore PD, Alessandro Zan - Deputato PD, Benedetta Castiglioni - Presidente dell'Associazione Casa Famiglia, e Patrizia Zantedeschi - Presidente del Centro Veneto Progetti Donna.