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TITOLO NEWS

Dal 21 febbraio 2020 la nostra provincia è stata scossa da quella che è poi diventata la più grave pandemia mondiale del secolo. Fin da subito i nostri telefoni hanno smesso di squillare. In due settimane siamo passate da 3 chiamate nuove al giorno, a 3 chiamate in tutto. I bambini e le bambine erano a casa da scuola e per le donne, con un ulteriore carico famigliare e di lavoro di cura, barcamenarsi tra lavoro e cura, e trovare anche il tempo di chiamarci era diventato praticamente impossibile. Dal 9 marzo, quando anche Padova è diventata zona arancione ed è partito lo slogan Restate a casa, abbiamo subito lanciato l’allarme e la preoccupazione che la convivenza forzata e costante rappresentava un fattore di rischio ulteriore per le donne che si trovavano in situazioni di violenza.
In questo tempo noi ci siamo sempre state. Abbiamo garantito la risposta telefonica, i colloqui in videoconferenza, proseguito le accoglienze nelle case rifugio e garantito l’accoglienza in caso di emergenza. E continuiamo ad esserci perché, anche se in questo momento non possiamo stringerci in un abbraccio, mostrare un sorriso, giocare con i bambini e le bambine, vederci nei laboratori, nelle piazze, sappiamo che quando tornerà la ‘normalità’ molte donne usciranno dal silenzio e ci diranno che nella solitudine e nell’isolamento rappresentavamo una speranza.
Sarà così, torneremo ad incontrarci, a sostenerci, a tenerci strette, a parlarci di persona, a sorridere insieme.

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