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TITOLO NEWS

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Durante il lockdown spesso non potevo cenare, andava lui a fare la spesa e prendeva il necessario per se stesso”.

“La carne poteva mangiarla solo lui, io, i bambini e le bambine dovevamo farci bastare quello che rimaneva, molte volte il frigo era vuoto”.

“Mi ha dato 300 euro e se n’è andato senza dirmi nulla, è tornato dopo sei mesi. Secondo lui dovevano bastarmi per vivere, insieme ai miei 4 figli”.

“Abbiamo entrambi la casa di proprietà, ma il mutuo è intestato solo a me, mi aveva detto che era meglio così”.

“Non potevo comperare nulla senza il suo consenso, nemmeno un vestitino per la mia bambina, lui aveva il controllo di tutto, anche del mio stipendio”.

“Ero l’unica a lavorare in famiglia, ma lui decideva come spendere i soldi, io non potevo comprarmi nemmeno le medicine”.

I racconti delle donne che si rivolgono ad un centro antiviolenza spesso riportano queste parole durante il lungo percorso per uscire dalla violenza. Lui è sempre il partner, che in questi casi agisce quella che negli anni le operatrici hanno iniziato a chiamare violenza economica. Il Centro Veneto Progetti Donna, Belluno- DONNA e la Cooperativa Iside, nell’ambito del progetto “Conto Su Di Me”, finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità, hanno realizzato un’indagine con l’obiettivo di contribuire ad accrescere la conoscenza circa le caratteristiche e l’incidenza di questa specifica forma di violenza. L’indagine ha coinvolto 245 donne seguite e supportate dagli 8 Centri antiviolenza gestiti dalle 3 realtà nei territori di Padova, Venezia, Treviso e Belluno.

Donne di età compresa tra i 34 e 54 anni, la maggior parte (60%) con un titolo di studio medio alto e occupate, anche se part time, e ha dichiarato di essere totalmente o parzialmente economicamente indipendente, mentre quelle che non lo sono dipendono dal partner nella maggioranza dei casi. Il 90% di loro ha figli/e.

Delle 245 donne coinvolte nell’indagine, quasi il 70% ha dichiarato di trovarsi o di essersi trovata in una situazione di violenza economica; mentre ben il 13,1% si è dimostrata indecisa optando per la risposta “non saprei”. Dai dati emerge come le situazioni più diffuse sembrino essere quelle di non conoscere a quanto ammonti l’entrata della famiglia (9,6%), di vedersi negata la possibilità di fare la spesa (7,1%) o di utilizzare il bancomat o la carta di credito (6,6%), di ricevere dal partner i soldi per la spesa quotidiana o settimanale in misura non sempre sufficiente (6,8%) o ancora di ricevere dal partner una cifra mensile da utilizzare e sul cui utilizzo dover dare spiegazioni (6,5%).

Riconoscere la violenza economica può essere difficile per le donne che la stanno vivendo. Da un lato, infatti, le sue manifestazioni si riflettono nel modello patriarcale della gestione delle risorse familiari; dall’altro, per riconoscerla sono necessarie conoscenze e competenze economico-finanziarie.  Per questo nel corso dei mesi di realizzazione del progetto sono stati attivati corsi di alfabetizzazione economico finanziaria per le donne seguite nei centri antiviolenza. Inoltre, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza su questa particolare forma di violenza, sono stati esposti nei supermercati appartenenti a Coop Alleanza 3.0 delle provincie coinvolte, alcuni banner informativi e materiale di approfondimento.

Per approfondimenti. Leggi la scheda sintetica ed il report completo.

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