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TITOLO NEWS

Le proposte dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio della rete Iris ai candidati e alle candidate alle elezioni regionali del Veneto. 


La condizione delle donne nel nostro Paese ha visto negli ultimi anni un arretramento su aspetti fondamentali, a partire dalle condizioni economiche e del lavoro fino al rischio di un progressivo sgretolamento sul piano dei diritti.
Nelle città, in particolare, queste problematiche si manifestano con più forza a causa dell’isolamento e della mancanza di reti sociali e familiari forti. I grandi mutamenti in atto incidono pesantemente sulla vita delle persone e delle famiglie e ricadono principalmente sulle spalle delle donne. Non ci sono risposte semplici a questi problemi, ma temiamo che si sia persa la volontà anche solo di immaginare cambiamenti possibili. 
Ai/alle candidati/e che si confronteranno per la carica di Presidente e Consigliere/a della Regione chiediamo un impegno forte: attenzione alla diversità dei territori, attenzione ai bisogni delle persone, rispetto delle differenze, valorizzazione di tutte le risorse partendo dal sostegno alle donne, ai loro bisogni, alla loro partecipazione attiva, alle loro organizzazioni. 
Sentiamo la necessità di avere territori più inclusivi, più attrattivi e più accoglienti, in cui sia possibile conciliare, in un'ottica di welfare generativo, lavoro e tempi di vita. Tempi dedicati alla cura della famiglia, dei figli e delle figlie, degli anziani e delle anziane, delle persone con disabilità che ad oggi impegnano le donne in modo sproporzionato rispetto agli uomini, talvolta anche in maniera totalizzante, senza un debito riconoscimento sociale ed economico. 
Vogliamo una Regione che si impegni ad abbattere le disuguaglianze e valorizzare il potenziale di genere. 
Chiediamo diritti, politiche e servizi volti alla prevenzione e al contrasto alla violenza.
Il governo della regione che noi donne vogliamo non può prescindere dalla giustizia sociale ed economica. È un principio sul quale non siamo disposte a trattare. 
Giustizia sociale significa partire dalla lotta alle discriminazioni, contro le donne e contro le soggettività oppresse sulla base del genere. Per questo tutte le proposte politiche, nonché i programmi, devono considerare l’ottica di genere, ossia l’impatto che avranno le azioni che si andranno a effettuare sulla vita delle donne. Serve ricordare che quando parliamo di donne non dobbiamo pensare ad una categoria tra le altre, bensì a metà della popolazione. 

Chiediamo perciò ai candidati e alle candidate di impegnarsi per: 
• creare un fondo regionale strutturale che garantisca contributi economici certi e proporzionali al fabbisogno di ciascun centro antiviolenza, uscendo dalla logica dei bandi annuali e riservato ai centri che offrono un approccio orientato da un’ottica di genere, incentrato sulla relazione tra donne, garantendo segretezza e anonimato, un ascolto empatico e non giudicante e l’autodeterminazione delle scelte;
• sostenere i percorsi di uscita dalla violenza con un pacchetto di azioni, iniziative e strumenti concreti per agevolare i percorsi di autonomia nei seguenti ambiti:
1) lavoro, attraverso percorsi di inserimento protetto che tengano in considerazione il vissuto di violenza e le necessità della donna; controllo della corretta applicazione dei contratti collettivi rispetto alla parità di salario tra uomini e donne.
2) alloggio, creando una corsia preferenziale per l’assegnazione degli alloggi popolari alle donne vittime di violenza che devono lasciare la casa familiare con i loro figli;
3) genitorialità, sostenendo la conciliazione dei tempi del lavoro e della cura dei figli, agevolando l’accesso ai servizi comunali come asili nido, scuole dell’infanzia, ludoteche, doposcuola, centri estivi;
4) salute, sostenendo attivamente le opportunità di accesso ai servizi socio-sanitari, con azioni volte al supporto del reddito e delle informazioni circa le modalità di accompagnamento; garantire il diritto ad accedere all’IVG senza essere colpevolizzate o giudicate.
5) istituzione di un reddito mensile di 780 euro per le donne che seguono un percorso di fuoriuscita dalla violenza, al fine di sostenerle nel percorso di ricostruzione della propria autonomia, fino a un massimo di due anni;
6) creazione di un fondo regionale per la copertura delle spese legali sia civili che penali, qualora non siano coperte dal gratuito patrocinio, per chi è in condizioni tali da rinunciare all’azione legale o indebitarsi gravemente per avere giustizia dopo aver subito violenza
• promuovere concretamente la Rete territoriale di contrasto alla violenza contro le donne e il ruolo cardine che il Centro antiviolenza ricopre in essa, in un’ottica multi-agenzia e valorizzando la multidisciplinarità delle competenze; 
• coordinare le azioni dei settori e degli assessorati attraverso Convenzioni e Protocolli operativi e promuovendo iniziative anche per la formazione e la sensibilizzazione del personale amministrativo;
• una corretta rappresentazione di entrambi i sessi nelle candidature e nei ruoli apicali e decisionali;
• l’utilizzo di un linguaggio rispettoso delle differenze di genere e inclusivo e non sessista.
• promuovere e finanziare sistematicamente, quale importante mezzo di contrasto alla violenza, attività di prevenzione nelle scuole con formazione sia di insegnanti che di studenti.

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