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GENDERTROLLING - Capire il fenomeno, riconoscerlo

 

Il Gendertrolling è una forma di violenza digitale mirata prevalentemente contro le donne* e le persone LGBTQIA+, che si manifesta attraverso insulti, minacce, disinformazione, strategie di manipolazione e campagne d'odio online. Non si tratta di semplici provocazioni ma di azioni sistemiche che hanno l'obiettivo di zittire, intimidire e screditare chi esprime opinioni femministe, progressiste o che semplicemente si espone pubblicamente e manifesta una qualche forma di potere.

Chi sono i troll?

Nel mondo digitale, i troll rappresentano una figura controversa e spesso fastidiosa: si tratta di utenti che si infiltrano nelle discussioni online con l’obiettivo di provocare, insultare o semplicemente disturbare. Protetti dall’anonimato, sfruttano la visibilità di conversazioni già avviate e che coinvolgono un gran numero di utenti per attirare l’attenzione e scatenare reazioni emotive. Il termine “troll” racchiude sia un riferimento alla mitologia nordica, che indica una creatura ostile, sia un’allusione al verbo inglese “to troll”, che descrive l’atto di attirare qualcuno con un’esca. Da qui derivano espressioni italiane come “trollare” o “trolleggiare”, che indicano l’azione deliberata di fomentare polemiche e confusione online.

Caratteristiche

Si tratta di un fenomeno mirato al genere che colpisce soprattutto donne attive in politica, nel giornalismo o con visibilità pubblica; è violento e pervasivo: include minacce fisiche, insulti sessisti e attacchi a persone vicine alla vittima; è persistente, infatti spesso è perpetrato da gruppi organizzati di uomini (ad esempio la Manosphere) che promuovono ideologie antifemministe.

Tipologie

  • SEALIONING: il termine deriva da una vignetta del 2014 in cui un leone marino interrompe ripetutamente una conversazione fingendo cortesia mentre tormenta l'interlocutore con richieste di "prove" e "chiarimenti". In pratica si tratta di una forma di molestia mascherata da dibattito civile. Questa dinamica si manifesta quando un troll finge di essere curioso e aperto al dialogo (in realtà vuole solo sfinire la persona con richieste infinite di spiegazioni), usa un tono apparentemente educato per delegittimare l'esperta o l'attivista (anche insinuando che le sue opinioni siano infondate o isteriche) e ignora spesso le risposte già date e i dati già forniti.
    Esempio: immaginiamo una giornalista che pubblica un post denunciando la violenza ostetrica o la mancanza di accesso all'aborto sicuro. Un utente risponde: 

"Mi dispiace, ma potresti fornire dati precisi su quante donne siano effettivamente state vittime? Non voglio discutere, solo capire meglio." 

La giornalista condivide studi, link, testimonianze. Ma il troll continua: 

"Questi dati non mi sembrano sufficienti, hai qualcosa di più neutrale? Come definisci "violenza ostetrica"? Non è un termine troppo emotivo?" 

Nonostante il tono apparentemente gentile, l'obiettivo è logorarla, farla dubitare di sé. È spesso rivolto a donne che parlano di diritti, discriminazioni o esperienze personali.

 

 Riquadro_1_Persona1_Non_ho_nulla_contro_la_maggior_parte_dei_mammiferi_marini_ma_le_otarie_Potrei_farne_a_meno_Persona2_Non_dirlo_ad_alta_voce_Riquadro_2_Otaria_Mi_scusi_non_ho_potuto_fare_3.png

  • DEBATE ME TROLL: si tratta di un troll che sfida pubblicamente una donna (spesso attivista, giornalista, politica...) a un "dibattito", da qui il nome, su temi sensibili come femminismo, aborto, razzismo... Ma in realtà non cerca un confronto, vuole dominare, provocare e mettere la donna in difficoltà. Spesso utilizza un tono provocatorio o condiscendente e cerca di spostare il focus, invece di discutere il contenuto del messaggio si concentra sulla persona o su alcune sue caratteristiche.
    Esempio: una donna pubblica un post su Instagram, denunciando la cultura dello stupr0. Un utente commenta:

 "Interessante. Ma se sei davvero sicura di quello che dici, perché non accetti un confronto pubblico con me su questo tema?" 

Se lei ignora o si rifiuta il troll continua: 

"Classico. Le femministe non vogliono confrontarsi, solo censurare chi la pensa diversamente."

L'obiettivo del troll è umiliare, delegittimare e creare una narrazione in cui lui è il "vincitore".

  • CONCERN TROLL: il concern troll (troll preoccupato) finge di essere d'accordo e preoccupato per la causa, ma usa un tono paternalistico per insinuare dubbi, paure o critiche mascherate da "consigli". Sposta l'attenzione dal problema reale alla presunta inadeguatezza o emotività della donna e fa sembrare la sua critica una forma di cura, quando in realtà è una forma di controllo.
    Esempio: immaginiamo una donna che pubblica un post su Linkedin denunciando la discriminazione di genere nel suo ambiente di lavoro. Un utente commenta: 

"Apprezzo il tuo coraggio per averne parlato. Ma sei sicura che questo tipo di post non possa danneggiare la tua carriera? A volte è meglio affrontare certe cose nel privato..." oppure "Hai tutto il diritto di sentirti così. Ma forse generalizzare troppo può allontanare chi ti potrebbe aiutare...".

Il messaggio implicito è chiaro: stai esagerando, sei troppo emotiva. Il concern troll vuole zittire, far dubitare e normalizzare il silenzio delle donne vittime di violenza di genere. È pericoloso perché scredita il vissuto della persona, crea confusione emotiva e rafforza e perpetua il sistema oppressivo scoraggiando la denuncia.

  • GISH GALLOP: il termine nasce da Duane Gish, un creazionista che nei dibattiti pubblici usava una valanga di argomenti, spesso superficiali, falsi o fuorvianti, per saturare il tempo e lo spazio, rendendo impossibile rispondere a tutto in modo ordinato. Ciò si manifesta quando il troll lancia una raffica di affermazioni, domande, statistiche e provocazioni, spesso scollegate tra loro e poco coerenti che però richiedono tempo e spazio. L'obiettivo è quello di sovrastare e far sembrare incompetente la donna che risponde.
    Esempio: immaginiamo una donna che pubblica un thread su X (ex Twitter) parlando di sessismo nel mondo accademico. Un utente troll risponde: 

"Ah sì? E allora come spieghi che le donne sono più presenti nelle università? E che le borse di studio favoriscono le minoranze? E che le femministe non parlano mai dei padri separati? E che le donne in politica sono più corrotte? E che l'ab0rt0 è omicidio? E che le donne non fanno lavori pesanti?..." 

In poche righe ha aperto una serie di argomenti diversi, ciascuno dei quali richiederebbe una risposta articolata. Come per le altre tipologie, anche qui, l'obiettivo non è il dibattito, è sovraccaricare, confondere e far sembrare la donna incapace di rispondere.

Effetti sulla società e sulle vittime

Questo fenomeno può avere un forte impatto sulla vita di chi lo subisce. Può causare ansia, depressione e paura per la propria incolumità e quella delle persone vicine. Molte donne ad esempio rinunciano a carriere politiche o professionali per evitare l'odio online, tante si trovano nella posizione di dover abbandonare i social. Il gendertrolling mina la libertà di espressione e la partecipazione pubblica e politica femminile.

Alcuni esempi concreti di donne che hanno subito discriminazioni online a causa del loro genere

Michela Murgia

Michela Murgia è stata una delle figure pubbliche italiane più colpite dal gendertrolling, proprio perchè ha sostenuto con forza e coerenza un pensiero femminista e radicale.
I suoi interventi su temi come il patriarcato, la famiglia queer e il linguaggio sessista a cui siamo abituat3, hanno generato una reazione violenta da parte di gruppi antifemministi e troll organizzati.
Ha ricevuto commenti omofobi e sessisti, sono stati diffusi meme e contenuti manipolati per ridicolizzare e sminuire le sue posizioni.
È stata accusata di di diffondere "l'ideologia gender" e di aver "distrutto la lingua italiana" per l'uso della schwa (ə).
Michela Murgia non ha mai arretrato, non è mai STATA ZITTA! Ha denunciato pubblicamente il fenomeno e la misoginia online, spiegandone le dinamiche e smascherandone le radici culturali. Nel suo saggio, Stai zitta (2021), ha analizzato il sessismo linguistico come strumento di controllo sociale, mostrando come il linguaggio venga utilizzato per zittire le donne e marginalizzare le soggettività non conformi. Attraverso i suoi libri, le sue parole e la sua presenza online, Murgia ha trasformato l'odio in occasione di riflessione collettiva, dimostrando che esporsi è un atto politico.

Manuela d'Ávila

Nel 2018, Manuela d'Ávila, esponente del Partito Comunista del Brasile, si candidò alla presidenza in Brasile contro Jair Bolsonaro. A seguito di ciò una fotografia di sua figlia di cinque anni fu condivisa sui social media insieme ad una minaccia di stupr0. Manuela d'Ávila è una giovane progressista impegnata nella lotta per l'uguaglianza di genere e per questo è stata bersaglio di numerosi troll online con, ad esempio, la diffusione di false notizie su di lei. In uno di questi episodi si sosteneva che fosse andata a Miami per acquistare beni di lusso mentre la maggior parte dei brasiliani affrontava una grave crisi economica (viaggio che non ha mai fatto), notizia che ha causato una grave ondata di odio sui social nei suoi confronti. Lo stesso anno ritirò la sua candidatura diventando vicepresidente del Partito dei Lavoratori (PT) proprio a causa dei continui attacchi. Oggi continua a portare avanti le lotte contro la disinformazione e le discriminazioni di genere.

Laura Boldrini

Membro della Camera dei deputati e deputata del Partito Democratico, coordina l’intergruppo della Camera per le Donne, i Diritti e le Pari Opportunità. Attraverso campagne di disinformazione e attacchi sessisti, si è cercato di screditarla e ridicolizzarla, in particolare per il suo impegno legislativo contro l’odio online ed è stata accusata ingiustamente di voler limitare la libertà di espressione. Si tratta di attacchi, costruiti su stereotipi di genere e ostilità ideologica e volti ad escluderla dalla partecipazione politica.

Priyanka Chaturvedi

Nel 2018, Priyanka Chaturvedi, membro del parlamento indiano, ha denunciato una minaccia di stupr0 online rivolta alla figlia di dieci anni. Chaturvedi ha detto in un'intervista: 

"Di solito sono le "cellule IT" (gruppi organizzati che operano online per conto di partiti o movimenti politici, nda)), per lo più non ufficiali ma pienamente sostenute dal partito al governo, a prendere di mira le donne, soprattutto quelle dell'opposizione. Questi attacchi sono frequenti e ben orchestrati, e non è raro che anche politici, persino ministri, vi partecipino o... li inizino. Tuttavia, mi rifiuto di essere solo un ingranaggio del sistema e di piegarmi a questi codardi. Continuo a resistere nonostante l'odio che mi viene rivolto ogni giorno." 

Priyanka Chaturvedi ospite al podcast ANI - clicca qui!
In questo episodio del podcast ANI, condotto da Smita Prakash, Chaturvedi affronta diversi temi e in particolare quello dei troll online. Critica la narrazione che vuole le donne in politica come figure marginali o decorative, difende con forza il ruolo delle donne nella sfera pubblica e denuncia il sessismo sistemico che la ostacola.

#ShePersisted

In questo contesto, iniziative come #ShePersisted svolgono un ruolo cruciale. Fondata da Lucina Di Meco, esperta di parità di genere, si tratta di una rete internazionale nata per contrastare la disinformazione di genere e gli attacchi digitali contro le donne in politica. Il progetto si propone di proteggere la democrazia dai danni causati dalle molestie online attraverso tre azioni principali: ricerca, supporto alle leader politiche e advocacy (una forma di attivismo) per piattaforme digitali più sicure
L’ultimo report, risultato di questo progetto, si chiama #MonetizingMisoginy e si sviluppa attraverso una serie di ricerche che esplorano il modo in cui la disinformazione di genere viene utilizzata come arma per minare la partecipazione politica delle donne e indebolire le istituzioni democratiche e i diritti umani.
L'iniziativa dà voce a chi resiste, promuovendo un ambiente digitale più equo e inclusivo.

Consiglio di lettura sul tema

Il libro La rete non ci salverà. “Perchè la rivoluzione digitale è sessista (e come resistere)” di Lilia Giugni è un saggio molto utile per capire il legame tra tecnologie e struttura patriarcale sistemica. Attraverso anni di ricerca e attivismo femminista, Giugni analizza come la rete non sia affatto uno spazio neutro e estraneo alla questione di genere, anzi spesso risulta essere terreno fertile per la violenza di genere. Anche se non tratta esplicitamente del gendertrolling offre una prospettiva chiara e reale dell’evoluzione dei social media e dell’avvento della violenza digitale come strumento di controllo. 

Cosa possiamo fare

A livello individuale si possono adottare delle strategie di autodifesa, come la moderazione dei commenti, il blocco degli account molesti e la denuncia alle autorità competenti. Ma non basta, serve un'azione collettiva. L'attivismo femminista online e le comunità solidali sono fondamentali, occupare gli spazi digitali e creare contenuti emancipatori può dare visibilità alla causa e sostegno alle vittime. È necessario anche agire sul piano culturale ed educativo, promuovendo un uso consapevole dei social e sensibilizzando al rispetto e alla parità di genere. Proteggersi dal gendertrolling significa non solo difendersi, ma anche trasformare la rete in uno spazio più sicuro per tutt3!

Ricorda sempre che il valore delle tue opinioni non dipende dalla tua capacità di sostenere un dibattito impari. Non colpevolizzarti se non te la senti di rispondere ad un troll. Non sei tenuta a farlo, non lo devi a nessuno. Prenditi cura di te stessa e della tua salute.

* Persone socializzate come tali