Nicoleta Rotaru non si è suicidata, è stata uccisa.
Nicoleta Rotaru non si è suicidata, è stata uccisa. Il tribunale ne ha riconosciuto il femminicidio. Questo processo è stato possibile grazie a Nicoleta, alle numerose ore di registrazioni delle violenze subite, e alle persone che le hanno creduto.
Il tribunale di Padova, in data 23 ottobre 2025, ha condannato Erik Zorzi all’ergastolo per aver ucciso l’ex moglie Nicoleta Rotaru il 2 agosto 2023, ed è decaduto dalla responsabilità genitoriale.
Un pensiero di solidarietà lo rivolgiamo alle due figlie di Nicoleta a cui vogliamo dire che noi ci siamo.
Ancora una volta, come società, siamo arrivate tardi. Questo è stato l’ennesimo femminicidio che poteva essere evitato perché ancora una volta le parole delle donne non sono state ascoltate. La responsabilità dei femminicidi è anche collettiva. Ogni femminicidio avviene all’interno di un meccanismo che minimizza la violenza di genere e che continua a mettere in dubbio la parola delle donne. Tutte le istituzioni devono intervenire tempestivamente e con competenza specifica nella valutazione e gestione del rischio.
C’è la necessità e l'urgenza di creare un sistema che protegga davvero le donne.
Come possiamo rivolgerci a chi ci dovrebbe proteggere se poi non ci credono?
La nostra società non crede alle donne, e di conseguenza nemmeno le istituzioni, il sistema giuridico e le forze dell’ordine. Questo processo è stato possibile solo per la presenza delle registrazioni fatte da Nicoleta, che aveva iniziato - su consiglio del Centro antiviolenza a cui si era rivolta - a documentare le violenze. È gravissimo il fatto che le donne debbano prendersi la responsabilità di tenere traccia delle violenze perché altrimenti non vengono credute.
Nonostante le prove inconfutabili ancora si fa fatica a credere alla parola delle donne. Queste registrazioni hanno reso il processo pesante e pieno di sofferenze ulteriori per le persone coinvolte, i familiari e le persone care a Nicoleta.
Era davvero necessario?
ll Centro Veneto Progetti Donna, attivo da oltre trent'anni nella prevenzione e nel supporto alle donne che subiscono violenza, insieme all’Associazione nazionale D.i.Re si sono costituite parte civile. Entrambe le Associazioni sono rappresentate dall’avvocata Aurora d’Agostino. Costituirsi parte civile significa, per il Centro Veneto Progetti Donna, assumere un ruolo attivo nel processo legale a sostegno della famiglia di Nicoleta Rotaru, partecipando al procedimento per rappresentare non solo la memoria e la dignità di Nicoleta, ma anche il diritto di tutte le donne a vivere libera dalla violenza.
Portare l’esperienza dei Centri antiviolenza ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul fenomeno della violenza contro le donne, sottolineando la responsabilità che la collettività ha nel contrastarlo e prevenirlo.
Nessun plauso alla sentenza.
Noi volevamo Nicoleta viva e abbracciata alle sue figlie che tanto amava.
La nostra è un’indignazione femminista, non punitivista.
La violenza di genere è un fenomeno culturale, strutturale e sistemico.
Noi continueremo a esserci, a denunciare, a credere alle donne.
Nessuna è libera finché non lo siamo tutte.