Educazione

Può sembrare una provocazione, ma purtroppo la frase che hai appena letto è la sintesi di un meccanismo discriminatorio che parte dai primi anni di scuola e arriva dritto al mercato del lavoro.
Partiamo dai banchi: pregiudizi e aspettative
Dai primi anni di istruzione gli stereotipi di genere giocano un ruolo significativo nel modo in cui gli/le insegnanti interagiscono con lɜ alunnɜ, nelle aspettative che ripongono in loro e nel modo in cui lɜ studentɜ percepiscono le proprie capacità. Questi pregiudizi, spesso non intenzionali, possono influenzare il rendimento scolastico, l'autostima, il comportamento e le aspirazioni professionali. Anche nei genitori c'è la tendenza ad avere delle aspettative: per esempio, maggiore fiducia nelle possibilità dei figli maschi di lavorare in campo scientifico rispetto alle figlie (anche a parità di risultati in matematica).
Queste aspettative non neutrali nascono da norme sociali, non da evidenze reali sulle capacità individuali. Fin dall’infanzia, infatti, lɜ studentɜ vengono lettɜ attraverso lenti diverse: i maschi vengono spesso definiti “brillanti ma distratti”, le femmine “impegnate ma meno portate per la logica”. Lui “ha talento”, lei “si applica”.
Tutto questo ha un nome: Effetto Pigmalione. Quando insegnanti e famiglie ripongono aspettative diverse su studenti e studentesse, creano una profezia che si autoavvera:
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Se ti trattano come se fossi portatə, tenderai a crederci.
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Se ci si aspetta meno da te, potresti iniziare a dubitare delle tue capacità.
Inneschiamo così un circolo vizioso: se meno ragazze scelgono per esempio i percorsi STEM, lo stereotipo sembra confermato e le aspettative restano basse.
L'illusione del merito: dall'Università al mondo del lavoro
Nonostante questo sistema di pregiudizi, i dati parlano chiaro. Secondo il Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, le donne sono quasi il 60% delle persone laureate in Italia, ottengono risultati accademici migliori e accumulano più esperienze formative. Le performance universitarie risultano quindi, nel complesso, più brillanti. Eppure, una volta uscite dall'università, queste non si traducono automaticamente in una maggiore valorizzazione professionale.
È qui che incontriamo il Gender Pay Gap: detto anche divario retributivo di genere, è la differenza tra quanto guadagna in media all'ora un uomo e quanto guadagna una donna. Per calcolarlo si prende lo stipendio orario lordo (paga calcolata prima della sottrazione di tasse e contributi) di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici, a prescindere dall'età, dal tipo di contratto, dagli studi o dal lavoro che fanno e si confrontano i due dati. Il risultato mostra qual è il "gap", cioè la distanza economica che ancora separa uomini e donne sul posto di lavoro.
Il Gender Pay Gap misura un concetto più ampio della discriminazione salariale e comprende un gran numero di disuguaglianze che le donne affrontano, per esempio:
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Segregazione settoriale: le donne lavorano spesso in ambiti meno remunerati.
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Lavoro di cura non retribuito: il carico familiare grava ancora prevalentemente sulle spalle femminili.
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Discriminazione diretta: a parità di ruolo e mansione, le donne continuano a essere pagate meno, nonostante il principio di parità retributiva sia sancito dai trattati europei (articolo 157 TFUE).
Le riflessioni appena riportate non devono indurci a pensare che in realtà le donne siano più meritevoli degli uomini e che quindi dovrebbero essere pagate di più. Bisogna piuttosto mettere l’accento sul fatto che anche quando le donne sono eccellenti, il sistema continua a svalutarle economicamente. Parlare di Gender Pay Gap vuol dire quindi riconoscere un sistema che legittima disuguaglianze, parlare di autonomia economica e di equità in termini di possibilità.
Una società libera dagli stereotipi e dalle discriminazioni
Il cambiamento richiede strumenti concreti nel mondo dell'educazione e in quello del lavoro:
La scuola, primo motore di cambiamento, deve essere centrale nell’educare alle parità, attraverso le differenze (non trasformandole in limiti). La scuola può essere un luogo prezioso in cui decostruire i modelli stereotipati e per prevenire disuguaglianze e violenza.
È necessario cambiare la cultura del lavoro e promuovere politiche che rimuovano gli ostacoli che impediscono l’equo accesso al mondo del lavoro. Negli ultimi anni, infatti, qualche passo è stato fatto:
Dal 7 giugno 2026 è in vigore il nuovo decreto legislativo (7 maggio 2026, n. 96) sulla trasparenza salariale, che attua la direttiva europea (direttiva UE 2023/970) contro il divario di genere.