Sport
Forse ti starai chiedendo se ci siamo confuse. "Ma gli ultimi Mondiali di calcio a cui l'Italia si è qualificata non erano quelli del 2014?"
In realtà la Nazionale femminile si è qualificata (e ha giocato sia i Mondiali del 2019 che quelli del 2023). Se ti ha sorpresə o ti è sfuggito, non è un caso: è il risultato di come la nostra società narra, svalorizza e cancella lo sport praticato dalle donne.
Lo sport ha un genere?
Durante i percorsi nelle scuole che svolgiamo come Centro antiviolenza, emerge spesso lo stereotipo secondo cui alcuni sport sarebbero adatti esclusivamente ai maschi e altri alle femmine. Parlando di attività sportiva in generale questo pregiudizio è oggi più facile da smontare, ma quando si entra nel terreno del calcio qualcosa si blocca: le resistenze si fanno fortissime.
ll calcio è uno spazio simbolico profondamente legato alla maschilità. Per come è stato concepito, è un ambito in cui si sono consolidati stereotipi di genere legati alla forza fisica, alla competizione aggressiva e alla virilità.
Per questo motivo, quando le donne entrano in campo non stanno semplicemente giocando una partita: stanno occupando uno spazio storicamente costruito come maschile.
Il corpo dell'atleta e la narrazione estetica
Nel calcio e in molte altre discipline, l’idea e lo stereotipo di femminilità diventano terreno di giudizio: il corpo delle atlete viene commentato e valutato pubblicamente, così l'attenzione si sposta dal talento sportivo all'aspetto fisico. La narrazione smette di riguardare il gioco e si concentra solo sull'immagine.
Questi meccanismi depotenziano le atlete e rendono normali stereotipi e disuguaglianze.
Purtroppo non riguarda solo il calcio, basta pensare al rugby, alla pallacanestro o agli sport di lotta, dove per una donna il solo fatto di essere un'atleta professionista suscita ancora sospetti o commenti denigratori sulla sua identità di genere.
Disuguaglianze strutturali: il patriarcato in campo
Quello sportivo è un sistema in cui il patriarcato si manifesta anche e soprattutto attraverso la distribuzione asimmetrica di risorse, potere e visibilità:
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Meno visibilità mediatica e copertura televisiva marginale;
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Investimenti economici drasticamente più bassi da parte di sponsor e federazioni;
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Premi e stipendi inferiori, spesso giustificati con la frase "non genera abbastanza interesse o profitto" (ma questa narrazione è falsa).
In Italia, il calcio femminile è diventato professionistico soltanto nel 2022. Per quasi un secolo, le calciatrici sono state private di tutele lavorative, contributi pensionistici e del pieno riconoscimento della loro professione.
Non si è trattato di una semplice "dimenticanza", ma di una vera e propria disuguaglianza strutturale che ha negato per decenni alle donne lo status di lavoratrici dello sport.
Un futuro alla pari
La rappresentazione nello sport deve essere paritaria e non deve essere associata rigidamente a un genere. Bisogna creare le condizioni affinché ogni persona possa scegliere liberamente quale sport praticare, riscoprire il proprio corpo senza depotenziarlo e sviluppare le proprie capacità senza essere limitata da stereotipi.
Nel caso dello sport, significa garantire a tuttɜ le stesse possibilità: stesso accesso, stesse opportunità, stesso riconoscimento.