Ruoli di genere

Forse questa frase ti ha fatto sorridere o ti ha sorpresə. Il punto è proprio questo: perché ci fa strano parlare di uomini e lacrime? Forse perché siamo cresciutə con l'idea che gli uomini debbano trattenersi nell’esprimere le proprie emozioni. E se il pianto fosse un comportamento appreso e non biologico? Riflettiamo insieme su emozioni, aspettative e ruoli di genere.
Si piange per natura?
Secondo uno studio della Società Oftalmologica Tedesca (DOG), pubblicato sulla rivista Der Ophthalmologe nel 2009, fino ai 13 anni ragazzi e ragazze piangono con la stessa identica frequenza. È crescendo che le cose cambiano: gli uomini arrivano a piangere dalle 6 alle 17 volte all’anno (soprattutto per la fine di una relazione o per forte empatia), mentre le donne dalle 30 alle 64 volte.
Spesso si pensa che le lacrime femminili siano legate agli ormoni o che piangere serva a "espellere le tossine" o "sfogarsi". La ricerca scientifica smentisce queste credenze: il pianto emotivo è un fenomeno complesso e in gran parte ancora enigmatico.
Non si tratta di una questione puramente biologica: la cultura in cui cresciamo modella (e spesso reprime) il modo in cui esprimiamo le nostre emozioni.
Quando piangere è diventato un tabù?
Siamo abituatə a pensare che un uomo che piange sia "debole". Eppure per secoli le lacrime maschili sono state sinonimo di nobiltà d'animo. Guerrieri leggendari come Ulisse e Achille o i fieri Samurai piangevano apertamente: la commozione non metteva in dubbio la loro forza, ne certificava l’umanità.
Poi cosa è successo? Quando è diventato ridicolo, per gli uomini, esprimere le proprie emozioni?
Non c'è un singolo momento storico, si tratta di un lento processo culturale. Le aspettative sociali hanno iniziato a funzionare come regole rigide su come dovremmo agire o sentirci in base al sesso (regole funzionali a conservare alcune strutture di potere, prima fra tutti quella della famiglia patriarcale). Gli stereotipi di genere hanno così finito per modellare il nostro linguaggio corporeo e la nostra sfera emotiva.
Il genere come copione quotidiano
Come spiega lə filosofə Judith Butler, il genere non è un'identità fissa o una caratteristica biologica con cui nasciamo. È qualcosa di performativo. Ma cosa significa?
Significa che il genere assomiglia a un copione che impariamo a recitare ogni giorno. A forza di ripetere gli stessi gesti, le stesse scelte e gli stessi modi di fare, spinti dalle aspettative di chi ci circonda, finiamo per convincerci che quel ruolo sia "naturale".
Immagina il genere come una mattonella all'interno di un mosaico rigido che è la società: se la nostra identità coincide con l'unica mattonella assegnataci, spostarsi da lì richiede uno sforzo enorme: non perché sia impossibile fare quel passo, ma perché appena valichi il bordo la società ti fa sentire un tassello difettoso.
Aspettative, ruoli di genere e relazioni
La repressione emotiva imposta ai maschi e l'educazione alla cura pretesa dalle donne non sono prive di conseguenze: condizionano l'intero modo di costruire le relazioni. In questo senso, per capire le radici profonde dell'odio e della violenza degli uomini sulle donne, dobbiamo avere il coraggio di interrogare proprio ciò che le aspettative di genere ci hanno insegnato a chiamare "amore".
Nelle dinamiche ereditate dalla cultura patriarcale, il concetto di "amore" si intreccia con il possesso, con l'idea che un genere debba offrire protezione e l'altro cura e sostegno. Educare i maschi al mito dell'invulnerabilità non crea uomini forti: crea uomini incapaci di stare nella reciprocità, abituati a pretese unilaterali e a nascondere dietro il concetto di "amore" il proprio bisogno di controllo.
Per comprendere e superare le disuguaglianze e la violenza maschile contro le donne, dobbiamo iniziare a mettere in discussione proprio quello che riteniamo "normale" nella vita quotidiana.
Liberə di essere
Fino a che punto il modo in cui esprimiamo le nostre emozioni conferma quello che la società si aspetta da noi? E quanto, invece, possiamo iniziare a metterlo in discussione?
Serve svicolarsi da modelli che ci impongono quello che dobbiamo e non dobbiamo essere e provare. Crescere in una società piena di aspettative di genere significa spesso imparare, fin da piccolə, a reprimere parti di sé pur di essere accettatə socialmente.
Mettere in discussione questi modelli significa creare uno spazio in cui ciascuna persona può esprimersi liberamente, senza il peso di ruoli e stereotipi sessisti imposti.